
Nata nel 2001 come squadra di club e a lungo nota come Roubaix Lille Metropole, l’attuale Van Rysel Roubaix fa parte del circuito delle continental dal 2007. Da qui, in venticinque anni di onorata attività, sono passati corridori come Andy Schleck, Hutarovich, Tronet, Vachon, Planckaert, Rudy Barbier, Dupont, Antomarchi, Siskevicius, Boudat. Atleti che hanno saputo ritagliarsi il proprio posto al sole, ognuno la porzione che ha potuto, vincendo, piazzandosi e rimanendo almeno per qualche stagione nel giro dei professionisti.
Senza dimenticare che dal 2007 al 2015, prima che diventasse commissario tecnico della Francia, il direttore sportivo di riferimento era Cyrille Guimard, ex professionista sanguigno e controverso che nella massima categoria vinse trentotto volte, comprese sette tappe al Tour e due alla Vuelta, raccogliendo anche due medaglie di bronzo ai mondiali nel 1971 e nel 1972. Debuttò in ammiraglia nel 1976 guidando subito Van Impe e la Gitane verso la maglia gialla del Tour, diventando così il più giovane direttore sportivo a vincere la Grande Boucle. Aveva ventinove anni e mezzo.
Pur essendo una continental, la Van Rysel Roubaix ha cominciato la stagione combattendo alla pari con le formazioni professionistiche che ha incrociato, riuscendo anche a batterle in due occasioni: nella quarta tappa dell’Etoile de Bessèges con Heremans e nella prima frazione del Tour de la Provence con Tendon. Tra gli sconfitti, atleti in rampa di lancio come Kubis e Lapeira, e corridori più esperti come Moschetti e Turgis. Alle due vittorie si sono aggiunti il secondo posto nell’ultima tappa del Tour de la Provence con Jarnet, anticipato soltanto da Laurance, e il terzo nella terza frazione del Bessèges strappato da Hardouin alle spalle di Uhlig e Kubis.

Dopo una settimana in Spagna dall’11 al 18 gennaio e le prime uscite stagionali tra la Spagna e la Francia, l’annata della squadra transalpina proseguirà con un calendario che non ha niente da invidiare a quello di una Professional e che non contempla appuntamenti di poco conto: più avanti parteciperanno anche al Grand Prix de Denain, al Tro Bro Leon, alla Quattro Giorni di Dunkerque, al Tour de Wallonie, alla Route d’Occitanie, al Tour de l’Ain, al Giro di Norvegia e a quello di Germania; saranno anche al Tour of Britain prima di volare in Cina e di chiudere la stagione alla Parigi-Tours.
Un anno fa, in occasione della presentazione della squadra, il team manager Cyril Saugrain confermò che il budget a disposizione era lo stesso del 2024: 1,8 milioni di euro. La cifra è rimasta sostanzialmente la stessa. L’organico era composto da tredici corridori, diventati dodici quest’anno: adesso si va dai ventidue anni di Heremans e Oosterlinck, ai ventinove di Molly.
Due milioni sono più che sufficienti per allestire una buona continental di stampo europeo, ma per far diminuire il loro valore basta il confronto diretto con le formazioni professionistiche di secondo piano. Quando, qualche anno fa, Davide Cassani provò ad allestire una Professional di alto profilo sul modello dell’allora Alpecin-Deceuninck, si parlava di un investimento superiore ai dieci milioni di euro.

Una somma di denaro meno sostanziosa di quanto si possa pensare, dunque, quella a disposizione della Van Rysel, a maggior ragione tenendo presente il calendario approntato. Per loro fortuna, da un punto di vista strettamente logistico, quantomeno la geografia li favorisce: Roubaix è circa duecentocinquantachilometri a nord-est di Parigi, ad un urlo di distanza dal confine con il Belgio e non così lontana dall’Olanda e dalla Germania.
La natura di molte continental straniere, Van Rysel Roubaix compresa, differisce grandemente da quella delle italiane. All’estero non vengono interpretate soltanto come delle formazioni giovanili più attrezzate (o talvolta solo più affascinanti), ma come delle realtà semiprofessionistiche vere e proprie che quando si confrontano con le World Tour e con le Professional possono puntare a vincere e a piazzarsi in virtù di un organico di buon livello, composto tanto da giovani in cerca d’autore quanto da ex professionisti motivati a rilanciarsi nella massima categoria.
Così facendo, la squadra francese ha trovato il compromesso ideale tra la valorizzazione del talento e la soddisfazione sportiva; dimostrando, con un budget non così superiore a quello destinato all’attività di alcuni vivai, di poter tranquillamente battagliare con le formazioni professionistiche di secondo piano.









