
Fabio Jakobsen non usa giri di parole per descrivere il suo biennio al Team Picnic PostNL. «Gli ultimi due anni in questa squadra sono stati, per dirlo in modo brutto, una m****: nessun risultato, una sola vittoria. Non è per questo che sono venuto qui», ha dichiarato lo sprinter olandese durante il media day del team a Calpe.
Con l’accordo in scadenza a fine stagione, il 2026 rappresenta un anno di verità. «Parlare solo di vincere è un passo troppo grande», ammette con realismo. «Negli allenamenti sento di avere un buono sprint nelle gambe, ora devo mostrarlo nelle corse. Non sto pensando al 2027, mi concentro sul qui e ora. Nessuno, neanche io, sa come andrà».
Jakobsen non crede che sarà il suo ultimo anno in bici, ma sa che dovrà dimostrare il suo valore: «Dobbiamo fare mezza stagione di fila per bene. A quel punto, io e i team sapremo qual è la mia posizione nel ciclismo e se vale la pena offrirmi un contratto. Sono ottimista, ma aspetterò e vedrò».
Con la maturità, Jakobsen riflette anche sui rischi della professione: «Invecchiando, realizzi che lo sport ad altissimi livelli può essere poco salutare. La mia condizione era in parte causata da me, da quelle sei-sette ore in sella ogni giorno. Siamo come bodybuilder del sistema cardiovascolare. A volte qualcuno si spinge oltre il limite».










