
L’annuncio del ritiro di Simon Yates ha destato molto stupore nel mondo del ciclismo, soprattutto per le tempistiche: siamo ormai ai primi di gennaio, le squadre hanno già portato a termine i primi ritiri invernali, e giusto qualche giorno fa il britannico aveva posato con la nuova maglia nelle foto ufficiali del team. A 33 anni, però, è comprensibile che lo scalatore di Bury abbia deciso di chiudere una carriera piena di successi e soddisfazioni, su tutte la vittoria della Vuelta 2018 e quella del Giro 2025, vera e propria redenzione dopo la grande delusione di sette anni prima. E così questo annuncio a sorpresa è l’occasione per ripercorrere la sua carriera, dagli inizi fino al giorno in cui, con un’impresa solitaria sul Colle delle Finestre, si è preso l’ultima edizione della Corsa Rosa.
Gli esordi
A livello giovanile, Simon Yates è un ottimo pistard. Nel 2010 a Montichiari conquista il titolo iridato Juniores nell’americana insieme a Daniel McLay, mentre tre anni dopo a Minsk vince la medaglia d’oro elite nella corsa a punti, a neanche 21 anni. Insieme alla pista, intanto, il britannico comincia a farsi notare anche su strada: una tappa al Tour de l’Avenir 2011 (conquistata in Italia, a Fossano), due nel 2013, stagione in cui si aggiudica anche il primo successo elite su strada, nella sesta tappa del Tour of Britain, con la maglia della nazionale.
I primi anni da professionista
Risale al 2014 il passaggio dai professionisti, con la maglia della Orica GreenEDGE, in coppia con l’inseparabile gemello Adam. «Non sono ancora pronto a parlare di obiettivi», spiega con umiltà Simon. «In questi primi anni da professionista, l’obiettivo sarà soprattutto crescere: per gli obiettivi personali ci sarà tempo più avanti». Già nella prima stagione, comunque, arriva qualche piazzamento, e anche la prima partecipazione al Tour de France, chiusa con un ritiro dopo quindici tappe. Nella primavera 2015, poi, si registra un netto salto di qualità: Simon si piazza quinto al Giro dei Paesi Baschi (a soli 46” dal vincitore “Purito” Rodriguez), poi sesto al Romandia e quinto al Delfinato, con un secondo posto nell’ultima tappa alle spalle solo di Froome. Al Tour arrivano un paio di piazzamenti nei primi dieci di tappa, ma per la classifica è ancora un po’ presto.

Nel 2016 Simon torna alla vittoria conquistando la Prueba Villafranca e soprattutto una tappa alla Vuelta, grazie a uno scatto nel finale sullo strappo di Pombal. Il sesto posto nella classifica finale della corsa spagnola è un’indicazione chiara: il britannico (come il fratello Adam, quarto al Tour) è ormai pronto per la classifica nei grandi giri. Questa sensazione è confermata nel 2017. Simon in primavera vince una tappa alla Parigi-Nizza, il GP Indurain e una tappa al Romandia (chiuso al secondo posto dietro a Porte). Il debutto al Giro d’Italia, originariamente previsto, viene rimandato a causa dei problemi fisici di Esteban Chaves: Yates viene dirottato sul Tour, dove chiude settimo e soprattutto porta a casa la maglia bianca di miglior giovane.
La svolta del 2018 tra Giro e Vuelta
La stagione 2018 comincia subito sui binari giusti, con una vittoria di tappa alla Parigi-Nizza (persa poi in modo piuttosto rocambolesco ai danni di Marc Soler nell’ultima tappa) e una alla Volta a Catalunya, sul circuito di Barcellona. Poi, dopo tre partecipazioni al Tour e una alla Vuelta, Yates si schiera per la prima volta ai nastri di partenza del Giro d’Italia. È amore a prima vista: il britannico si veste di rosa già al sesto giorno, quando arriva in parata con il compagno Chaves sull’Etna, e per due settimane fa sostanzialmente quello che vuole. Vince al Gran Sasso, si ripete sullo strappo di Osimo, sullo Zoncolan si arrende per pochi secondi a Froome ma il giorno dopo a Sappada alza le braccia per la terza volta, in perfetta solitudine.
Al termine della seconda settimana, il suo vantaggio su Tom Dumoulin è superiore ai due minuti. Poi, però, il crollo improvviso: prima qualche scricchiolio a Prato Nevoso, poi la tremenda crisi del Colle delle Finestre. Mentre Froome ribalta il Giro con un’impresa d’altri tempi, Simon affonda a quasi 40 minuti. Dopo quattordici giorni da padrone incontrastato, il britannico chiude addirittura 21º nella classifica finale.

Il riscatto arriva qualche mese dopo, alla Vuelta. Il britannico, all’attacco fin dalle prime frazioni, si veste di rosso a La Covatilla, nella nona tappa, e porta il simbolo del primato per tre giorni, per poi cederlo a Jesus Herrada, reduce da una fuga. Vincendo a Les Praeres, al termine della seconda settimana, Yates si riprende la maglia rossa e questa volta non la molla più: a Madrid, viene incoronato vincitore con 01’46” su Enric Mas e 02’04” su Miguel Angel Lopez. «È una giornata incredibile, quello che sogno da quando sono passato professionista», racconta emozionato. Il primo grande giro della carriera è finalmente realtà.

I tentativi senza successo alla Corsa Rosa
La vittoria alla Vuelta non basta per togliere al britannico la sensazione di un “unfinished business” (così lo definisce nelle interviste) al Giro d’Italia. Con costanza e tenacia, dunque, Yates si presenta al via della Corsa Rosa anche per i quattro anni successivi, ma qualcosa va sempre storto. Nel 2019, dopo dichiarazioni estremamente bellicose alla vigilia («i miei rivali dovrebbero farsela sotto») e un secondo posto nella cronoscalata inaugurale a San Luca, Simon si spenge gradualmente fino a un deludente settimo posto finale. A luglio, comunque, arrivano due tappe al Tour de France, sempre grazie a una fuga, prima a Bagnères de Bigorre e poi a Foix. Nel 2020, dopo aver vinto con autorità la Tirreno-Adriatico, il britannico arriva all’inedito Giro autunnale da favorito. La sua corsa, però, dura solo una settimana: prima un’inattesa crisi sull’Etna, poi il ritiro per Covid.

Nel 2021, per la prima volta, si dividono le strade con il fratello, che passa alla Ineos. Dopo la vittoria del Tour of The Alps, al Giro Simon parte in sordina ma cresce col tempo, fino alla vittoria di tappa sull’Alpe di Mera e al terzo posto finale sul podio di Milano. Nel 2022, infine, il classe 1987 parte benissimo, battendo Van der Poel nella cronometro di Budapest. Poi, però, una caduta nella tappa dell’Etna provoca dolori persistenti al ginocchio, con conseguente crisi sul Blockhaus. Dopo un ulteriore acuto a Torino, Simon è costretto a lasciare il Giro nel corso dell’ultima settimana. I problemi fisici portano alla rinuncia al Tour, mentre il Covid interrompe la sua Vuelta (la prima e unica a cui ha partecipato dopo la vittoria del 2018) dopo sole dieci tappe.

Il quarto posto al Tour e l’addio alla Jayco AlUla
A inizio 2023, Yates comunica un drastico cambio di programma: dopo cinque assalti consecutivi, Simon mette momentaneamente da parte il sogno Giro d’Italia, e si concentra invece sul Tour de France, vincendo intanto una tappa al Tour Down Under e piazzandosi quarto alla Parigi-Nizza. La Grande Boucle comincia con un bellissimo duello tra fratelli: sul traguardo di Bilbao, Adam batte Simon dopo un’azione di coppia nata quasi per caso. Sono proprio i due gemelli, alle spalle degli inarrivabili Vingegaard e Pogacar, a giocarsi il terzo gradino del podio di Parigi: alla fine la spunta Adam, per circa un minuto e mezzo, ma il quarto posto di Simon rimane il suo miglior risultato in carriera alla Grande Boucle. La stagione si conclude con un quinto posto al Lombardia, unica top 10 in carriera in una monumento.

Nel 2024, le cose vanno decisamente peggio. La vittoria dell’AlUla Tour, a inizio febbraio, rimane l’unica della stagione. Il Tour è ancora una volta il grande obiettivo, ma la condizione non è la stessa del 2023: uscito di classifica, Simon prova quantomeno a portare a casa una vittoria di tappa, ci va vicino a Superdévoluy ma deve arrendersi a Richard Carapaz, mentre nella generale chiude dodicesimo. Due settimane dopo la fine della Grande Boucle, il 2 agosto, il britannico annuncia per la prima volta un cambio di casacca, firmando per la Visma|Lease a Bike per la stagione 2025.
L’ultima stagione e l’impresa del Finestre
Designato leader per il Giro d’Italia fin dall’inverno, tra Tirreno-Adriatico e Volta a Catalunya Yates si vede molto poco: il suo nome, quindi, non è tra i più gettonati nei pronostici alla vigilia della Corsa Rosa. Nelle prime due settimane di gara, Simon risale la classifica lontano dai riflettori: nell’ultimo giorno di riposo è secondo nella generale, pur avendo concluso nei primi dieci solo una delle prime quindici tappe. In salita, il britannico non sembra avere la forza di staccare del Toro e Carapaz, i due contendenti per la maglia rosa. Ma tutto cambia in un solo giorno, proprio sulla salita che lo aveva condannato nel 2018. L’impresa sul Finestre è leggendaria: Simon coglie l’attimo, sfrutta le indecisioni dei due rivali e fa il vuoto; il vantaggio, poi, lievita ulteriormente tra la discesa e la salita finale verso il Sestriere, grazie anche al prezioso supporto di Van Aert.

Come nelle favole, quindi, la salita che nel 2018 aveva rappresentato un incubo diventa invece il teatro di un’impresa da sogno: nessun appassionato di ciclismo, davanti a una simile chiusura del cerchio, rimane indifferente. Dopo aver vinto il Giro, Yates corre anche il Tour, questa volta con il compito di supportare il capitano Vingegaard: a Le Mont-Dore, in fuga, il britannico trova comunque il terzo successo di tappa in carriera alla Grande Boucle, che rimane anche la sua ultima vittoria da professionista. Le sue ultime gare, invece, sono le due classiche canadesi di metà settembre. Poi l’addio improvviso, che lascia sicuramente sorpresi ma che non cancella nulla di una carriera brillante e vincente, che ha avuto sui mitici sterrati del Finestre la sua apoteosi.












