Il ciclismo mondiale è di nuovo alle prese con i suoi annosi problemi strutturali. A lanciare un grido d’allarme, come già fatto in passato, è Jonathan Vaughters, manager della squadra World Tour EF Education-EasyPost. L’ex corridore punta il dito sul modello economico «fragile e migliorabile» che regge lo sport, basato quasi esclusivamente sug sponsor. «Lavoriamo con licenze triennali UCI riviste ogni anno, il che crea instabilità. Tutto poggia su un’unica entrata, mentre i costi, soprattutto gli stipendi, salgono», ha dichiarato al sito Domestique.
La colpa, secondo Vaughters, è anche della spirale inflattiva innescata dai team più ricchi. «Guardiamo a UAE Emirates e ora a Red Bull-Bora-hansgrohe. Spendono per vincere tutto e questo gonfia il mercato per tutti. L’effetto domino è punitivo per le squadre di ‘classe media’».
Il paragone fatto è impietoso: «I costi ora sono pari a F1 o calcio, ma quegli sport hanno i diritti TV come entrata principale. Noi no. Nel ciclismo, i diritti media valgono tutti di ASO. Le squadre non ricevono nulla».
Come soluzione, Vaughters indica la necessità di «un tetto agli stipendi o un limite ai bilanci», sottolineando l’attuale sproporzione tra investimento e risultati per uno sponsor. «Se un’azienda vuole vincere il Tour, oggi deve spendere il doppio di quanto sia realistico».











