Vincenzo Nibali, ambasciatore di RCS Sport e ultimo italiano vincitore della Corsa Rosa, ha svelato le proprie impressioni sul tracciato del Giro d’Italia 2026, descrivendolo come un percorso «veramente molto affascinante e tutt’altro che banale» alla Gazzetta dello Sport. Il siciliano ha sottolineato come il disegno di gara presenti numerosi tranelli e arrivi inediti, lasciando ampio spazio all’interpretazione dei corridori.
Lo “Squalo” si è soffermato su alcuni passaggi cruciali. Sul Blockhaus, prima grande salita, ha detto: «Non è una salita che ci si può nascondere molto, va presa di petto». Ricordando l’edizione del 2017, ha aggiunto: «Nell’anno che vinse Tom Dumoulin si affrontò con un Quintana in super condizione, ma poi il Giro lo vinse Dumoulin. È una salita veramente dura, tosta».
Altro momento chiave sarà la cronometro di Massa: «Sarà molto importante e attenzione anche al vento. Potrebbe essere l’ago della bilancia, partire prima o partire dopo, anche per gli specialisti, sarà essenziale. È una cronometro da non sottovalutare, 40 chilometri completamente piatti: massima espressione della velocità».
Sulla temuta terza settimana, il suo giudizio è netto: «La doppia scalata di Piancavallo non è roba da poco. Arrivare alla fine del Giro d’Italia, alla ventesima tappa, con una tappa così, bisognerà capire quali sono le energie rimaste. Anche la tappa dolomitica sarà durissima». Il verdetto finale di Nibali sul Giro 2026 è secco: «È un Giro d’Italia da dieci».












