È l’ultimo Giro d’Italia disegnato da Mauro Vegni e lo storico direttore di corsa della gara rosa è soddisfatto: della partenza bulgara, meno facile di quel che possa sembrare, e delle tante insidie disseminate qua e là.
«Abbiamo optato per una sola cronometro, ma di quaranta chilometri, quindi abbastanza lunga. I primi arrivi in salita, Blockhaus e Corno alle Scale, faranno già la differenza, inframezzati dai muri marchigiani: l’unica vera tripletta di tappe dure consecutive. I traguardi Red Bull? Non so se verranno riproposti, dipende dagli accordi commerciali che dobbiamo ancora finalizzare. Mi auguro di vedere al via Vingegaard, che proprio all’ultimo quest’anno ha rinunciato, e chissà che un Evenepoel finalmente sano non possa essere interessato a tornare alla corsa rosa. Di cosa vado fiero? Di essere stato il primo organizzatore dei grandi giri a uscire dal continente europeo con la grande partenza da Gerusalemme, Israele, nel 2018».
Ma ora premi play e guarda l’intervista a Mauro Vegni, all’ultimo Giro d’Italia disegnato, raccolta dagli inviati di Bicisport!











