Purtroppo il movimento ciclistico italiano versa in uno stato di tale prostrazione e confusione, che ad ogni norma si chiede d’essere decisiva e risolutiva. Ma non esiste nessun provvedimento, nessuna intuizione, che presi singolarmente possano imprimere la svolta. Nel caso specifico, il dibattito più recente è quello intorno al punto 1.6 delle norme attuative per la prossima stagione degli Under 23, secondo il quale “i tesserati FCI delle categorie amatoriali (junior sport m/f ed elite sport m/f-19/27 anni) possono partecipare a gare regionali delle categorie agonistiche della propria fascia di età, adeguandosi alle normative vigenti”. Dire che gli amatori potranno correre tra gli Under 23 nelle gare regionali non è sbagliato, ma incompleto. Potranno correrci, sì, ma a patto di rientrarci con l’età, di trovare un posto in fondo al gruppo e delle figure preparate e riconosciute disposte ad accompagnarli.

In tanti si stanno chiedendo che bisogno ci fosse, se davvero il movimento ciclistico italiano possa guadagnarci qualcosa dall’introduzione di una norma simile. Probabilmente non c’era nessun bisogno, gli amatori avrebbero continuato a fare gli amatori e alle gare regionali degli Under 23 avrebbero partecipato soltanto Under 23. E chiunque è disilluso quanto basta per capire che difficilmente, grazie a questo escamotage, il ciclismo italiano troverà la prossima generazione d’oro capace di riportarlo con costanza e autorevolezza ai vertici mondiali. Ma se il criterio fosse questo, allora quasi nessuna norma avrebbe ragion d’esistere. Si tratta di un’integrazione piccola, che inevitabilmente offre il fianco a polemiche, fraintendimenti e contraddizioni, ma non cattiva. Ci sono, effettivamente, alcuni discreti juniores che per un motivo o per un altro non hanno trovato un ingaggio tra i dilettanti, e allora è giusto che abbiano un’ulteriore chance per mettersi in mostra e attirare l’attenzione di qualche società. Senza dimenticare l’emorragia di iscritti (e quindi di partenti) che ha colpito certe regioni e certe aree: il livello di una gara regionale, già di per sé non particolarmente alto, non subirà un contraccolpo letale se al via si presenteranno dieci o venti amatori di vent’anni, magari più allenati di tanti dilettanti che purtroppo s’incaponiscono a voler correre ritirandosi sistematicamente dopo pochi chilometri buttando via tempo, soldi e quel fondamentale capitale immateriale che è la fiducia in se stessi.

Perché quello che in molti forse non vogliono capire, è che nella maggior parte dei casi ad approfittare di questa novità saranno ex juniores ed ex Under 23, quindi atleti giovani e ragionevolmente preparati fuori dall’agonismo per le cause più disparate. Già in altre discipline e in altri paesi usa così, non è un’idea del tutto campata per aria. Che questa decisione sia stata motivata anche dalla stuzzicante prospettiva di far aumentare i tesserati alla Federazione Ciclistica Italiana? Può benissimo darsi, chi può negarlo; ma allo stesso tempo chi se ne importa, se ben regolamentata e utile a qualche ragazzo. Nessun amatore ruberà il posto ad un Under 23. Piuttosto, rimane qualche dubbio sulla sicurezza in gara. Perché accanto all’amatore che vuole provare a rientrare nel gruppo degli agonisti, ci sarà anche quello meno avvezzo a certe dinamiche di corsa e di guida desideroso soltanto di misurare il proprio livello: ambizione finanche lecita, se vogliamo, ma pericolosa se non tenuta a bada con il buonsenso. Auguriamoci che nessuno voglia prendersi (e causare) rischi inutili, non disponendo di uno strumento che misuri il giudizio.












