Arrivando per primo sul traguardo di Teor, nella seconda tappa del Giro del Friuli, Nicolas Milesi ha lanciato un urlo liberatorio. La vittoria, tante volte sfiorata, è finalmente arrivata grazie a un’azione da finisseur negli ultimi chilometri: il gruppo non è riuscito a ricucire per soli 8”. Adesso il bergamasco dell’Arkéa-B&B Hotels Continentale punta a un grande finale di stagione, e poi soprattutto al primo contratto da professionista, dopo tre anni tra gli Under 23 (il primo alla Colpack Ballan, gli altri due nel vivaio dell’Arkéa-B&B Hotels).
Nicolas, partiamo dalla vittoria al Giro del Friuli, ottenuta sorprendendo i velocisti.
«La corsa non era iniziata nel modo migliore per la squadra: siamo partiti in sei, ma alla partenza della seconda tappa eravamo rimasti solo io, Gloux e Zamperini. Io però sapevo di avere una buona forma, ed ero in fiducia dopo il terzo posto finale al Tour du Poitou-Charentes con i professionisti. Non avendo in squadra un velocista, insieme al direttore sportivo Bouet abbiamo deciso di attaccare in corrispondenza dell’ultima rotonda, ai -11 dall’arrivo».
E non ti hanno più ripreso.
«Ho sentito subito di avere grandi gambe e ho cercato di voltarmi meno volte possibile, senza mai dubitare di potercela fare. Avevo molta rabbia, molta voglia di tornare a vincere: sono davvero contento».
In stagione hai avuto anche tanta sfortuna con la frattura della clavicola alla Roubaix Espoirs: quanto è stato difficile ripartire?
«Dopo l’infortunio della Roubaix ho recuperato la forma per il campionato italiano Under 23 a cronometro, ma sono arrivato secondo per il terzo anno consecutivo e questo ennesimo piazzamento mi ha abbastanza deluso. A luglio sono stato in altura a Livigno per 20 giorni, poi ho disputato una serie di corse con i professionisti: il Tour de Wallonie, l’Arctic Race of Norway, infine il Tour du Poitou-Charentes. Vedevo che gara dopo gara le sensazioni miglioravano: non pensavo di arrivare secondo nella cronometro in Francia, e terzo nella generale».
E ora? Quali saranno i prossimi appuntamenti?
«La prossimo settimana correrò il Giro del Lussemburgo con la World Tour, poi l’europeo Under 23 a cronometro, la Parigi-Tours Under 23 e infine la Chrono des Nations. L’appuntamento più importante è l’europeo a cronometro, con l’obiettivo di portare a casa una medaglia».

La cronometro, d’altronde, è sempre stata il tuo forte.
«Sì, sono sempre stato un buon passista e un buon cronoman, e continuo a lavorare su queste caratteristiche: nel ciclismo di oggi bisogna specializzarsi, non ha senso cercare di stravolgere il tipo di corridore che sei, o inventarsi cose non alla portata. Chiaramente non trascuro le salite, che ormai si trovano ovunque: anche la crono europea ha un ultimo chilometro che tira un po’ in su, ma pendenze del genere non mi danno problemi di solito».
Sei alla fine della tua seconda stagione con il vivaio dell’Arkéa-B&B Hotels: con quale maglia ti vedremo l’anno prossimo?
«Sto aspettando di definire la situazione insieme al mio procuratore, conto di avere una risposta entro qualche settimana. Con l’Arkéa-B&B Hotels mi trovo bene, all’inizio la lingua è stato un problema perché qui si parla solo francese, ma ho imparato con il tempo e adesso me la cavo. Sappiamo, però, che per il team non è un periodo facile: sinceramente neanche noi corridori sappiamo se la squadra continuerà o no, ma personalmente spero che queste ultime prestazioni mi aiutino a trovare al più presto una sistemazione».
Tra i professionisti?
«Sì, tra i professionisti: mi sento pronto per questo passo. Ho l’età giusta, ho la maturazione giusta e i risultati nell’ultimo periodo mi stanno dando ragione: spero che non passino inosservati».
















