
Per la prima tappa di montagna della Vuelta, quella che ha chiamato all’ordine gli scalatori puri, Beppe Martinelli non avrebbe immaginato nulla di diverso dopo aver visto da chi era formata la fuga.
«Quando ho acceso la tv mancavano 80 chilometri all’arrivo, ho visto Jay Vine tra i battistrada e ho subito capito che avrebbe vinto lui. La UAE vuole vincere sempre: che Pogacar ci sia o no, spesso entrano nella fuga e trionfano. È nella loro indole, essere protagonisti sempre è ciò che gli interessa, vincere a tutti i costi il loro marchio di fabbrica».
Il compagno Ayuso che si stacca è stata la sorpresa della giornata.
«La prima frazione di montagna in un grande Giro solitamente fa un po’ di vittime e la prima è stata fatta oggi: Ayuso che si stacca su una salita come quella non me lo sarei mai aspettato. Ha dato un segnale forte alla squadra, adesso l’unico leader è Almeida e Ayuso può ancora dare un colpo di coda».
Andando a caccia di tappe?
«Sì, è un ragazzo che non mollerà e ha la fortuna di avere una squadra forte. Può pensare di andare in fuga e togliersi delle soddisfazioni personali senza il pensiero della classifica. Ma ripeto, non mi aspettavo che si staccasse già oggi. Non so dire se è stata una giornata no, se non è in forma o se sente la pressione delle vicende con la squadra, tra cambiare ambiente e rimanere in UAE».

In classifica generale ora Vingegaard ha 2’33” di ritardo. Gli uomini di classifica hanno sbagliato a lasciare tutto questo spazio alla fuga?
«Secondo me Vingegaard non vuole già spremere esageratamente la squadra, anche perché in questa Vuelta ci sono tante salite che ancora devono venire. Forse troppe. Per quanto invece riguarda Ciccone, si vede che sta bene e che vuole provare a vincere o prendere la maglia rossa. Per sfortuna o per la forza degli avversari non è ancora riuscito e giorno per giorno si assottigliano sempre di più le possibilità».
Per quanto visto finora, Ciccone sta sicuramente pensando alla classifica generale. È positivo, in vista dei Mondiali?
«Per me Giulio proverà a rimanere alto in classifica ancora per una settimana. Dopodiché, a metà Vuelta, se lo troveremo ancora tra i primi tre o quattro allora ci proverà fino alla fine. In caso contrario correrà a risparmio perché ha un’occasione d’oro: i mondiali. Ce ne sono di scalatori forti, ma sulle corse da un giorno Ciccone è uno dei pochi che può veramente fare un’impresa. Tolto Tadej, che se va al mondiale sarà l’uomo da battere, Giulio è uno di quelli che può davvero fare qualcosa di importante».
E Vingegaard non ci sarà in Ruanda.
«Una decisione che mi ha sorpreso, dico la verità. Da mio punto di vista certe volte fa delle scelte poco ponderate o fin troppo ragionate».

Tornando alla Vuelta. Tiberi è rimasto assieme agli uomini di classifica nella prima tappa di montagna, ma ha già un grande svantaggio.
«Più che Tiberi, ancora una volta ho visto bene Pellizzari. Si muove bene, spende il minimo indispensabile di energie, risponde in seconda battuta. Questo ragazzo mi piace giorno dopo giorno sempre di più. Arriva al traguardo non dico fresco, ma abbastanza rilassato: si vede che sta bene, penso che possiamo sperare in un bel piazzamento. Tiberi deve fare bene per forza perché lo aspettiamo da tanto e forse gli chiediamo di più di quanto realmente riesca a fare».
Pellizzari ha preso il via alla Vuelta dichiarando che Jai Hindley è l’unico capitano della Red Bull Bora-hansgrohe…
«Meglio così, che pensi di non essere il leader. Se è questo che crede significa che è intelligente, che sa il fatto suo. Questa pressione che la squadra gli toglie è un bel vantaggio per Pellizzari. Spero che Hindley vada forte, così che Giulio abbia uno stimolo in più per stare dove è il suo capitano. In più adesso ha preso la maglia bianca, quindi un motivo in più per nascondersi in mezzo al gruppo».
E in ottica mondiali?
«Il mondiale di Kigali, mi ripeto, è adatto a pochi corridori. Quel giorno non si inventa niente: devi essere uno scalatore nella tua giornata ideale. Pellizzari scalatore lo è, e venendo fuori dalla Vuelta bene avrà anche la condizione. In più quest’anno penso che andremo ai mondiali con una formazione competitiva per davvero, perché se siamo una delle poche nazioni che porta tutti gli otto corridori, evidentemente il ct ha individuato otto buoni scalatori. Forse non vincenti, ma che vanno veramente forte in salita. E il mondiale sarà in salita».












