Franco Pellizotti, direttore sportivo della Bahrain-Victorious, riflette sul distacco incassato ieri da Antonio Tiberi a Limone Piemonte, e mentre lo fa la sua faccia tradisce un certo stupore.
«Sappiamo che Antonio soffre le salite secche e dure come quella di ieri, ma ventuno secondi sono pur sempre ventuno secondi, e bisogna prenderne atto».
All’orizzonte ci sono già la cronosquadre e l’arrivo in salita di Andorra, rispettivamente quinta e sesta tappa.
«Sì, direi due tappe decisive della prima metà della Vuelta. Per quanto riguarda la cronosquadre, soffriremo l’assenza di Caruso come regista, diciamo così, ma per fortuna abbiamo un altro corridore forte ed esperto come Haig. Il nostro metronomo sarà lui».
Com’è avvenuta la scivolata “domestica” di Caruso?
«Aveva lasciato la finestra aperta prima di uscire per la presentazione delle squadre, nel frattempo ha piovuto forte e l’acqua è arrivata fin sul pavimento. Damiano è scivolato mentre spostava la valigia. Ecco com’è andata».
La mattina dopo, ecco la diagnosi: frattura della mano.
«Avendo le lastre a mezzogiorno ha voluto fare comunque un’ora di bicicletta, ma l’esito è stato impietoso. Adesso è a casa e sta recuperando. Gli mando un abbraccio, un incidente davvero assurdo».
Antonio come l’ha presa?
«All’inizio male, era molto dispiaciuto. Però è consapevole di aver lavorato per un obiettivo preciso, il podio della Vuelta, e quindi deve cercare di reagire e di fare la sua gara anche senza Damiano. Si cresce soltanto nell’imprevisto, no? E sono sicuro che con il passare dei giorni prenderà fiducia, soffre sempre le prime giornate di una grande gara a tappe e ha bisogno di tempo per ingranare».














