Qualche settimana fa, Tim Declercq ha annunciato il suo ritiro al termine della stagione. Il belga, in un’intervista rilasciata a Het Nieuwsblad, ha spiegato le ragioni dietro alla sua decisione: oltre a questioni contrattuali, c’è anche la consapevolezza dei sempre crescenti rischi che oggi si corrono in gruppo.
«Non ho più il coraggio di prendere i rischi che prendevo fino a qualche anno fa», ha detto Declercq. «Percepisco molto di più il pericolo, e con la paura non puoi correre. Non voglio esagerare, ma è chiaro che, in quanto corridore di esperienza, sono consapevole di quanto pericoloso sia questo sport. Avendo due figli, inoltre, vedo ormai la situazione in modo diverso».
Il belga ha poi parlato dell’atteggiamento di certi corridori, soffermandosi in particolare su Matej Mohoric. «Molti corridori corrono con l’idea: “non mi importa se cado”. A questo punto posso permettermi di fare nomi. Matej Mohoric è un corridore che, come tutti, cerca di correre nel modo più economico possibile: per questo lo rispetto. Ma lo fa frenando il più tardi possibile nelle curve, tagliando così la strada agli altri. Questo crea cadute, provocate non da lui direttamente ma dai corridori dietro di lui».
«Dopo l’ultima tappa del Tour, per esempio, Mohoric ha detto: “Scendendo da Montmartre ho dato tutto, non mi importava se la sera sarei stato a cena a tavola o in ospedale”. Tutti hanno apprezzato queste frasi, ma che successe se in un’eventuale caduta trascina con sé dieci corridori? Questo non va bene».














