
Soprattutto per giustificare un interesse internazionale che nelle ultime stagioni è diminuito, e una quantità di risultati sicuramente inferiore rispetto al passato, una parte del ciclismo italiano ha più o meno inconsciamente ripiegato sulla lamentela fine a se stessa. Si sente dire sempre più spesso che il ciclismo corre, che il mondo è cambiato, che ormai certi tempi non torneranno più. Sempre con nostalgia e rammarico, lo si sente dire, mai come semplice constatazione di quelle che in fondo sono banalità. Si è sostenuto in diverse occasioni, ad essere onesti non sbagliando a prescindere, anche che certi parametri legati all’età anagrafica siano cambiati. È indubbio: oggigiorno sono parecchi i ventiduenni che vengono buttati nella mischia dei grandi appuntamenti, così come invece un venticinquenne ancora dilettante per i motivi più svariati sa che difficilmente riuscirà ad attrarre l’interesse del mondo professionistico. In tal senso, recentemente per il ciclismo italiano è arrivato qualche bel segnale.
Filippo Fiorelli, trent’anni, sembra in procinto di lasciare la Vf Group dei Reverberi per trasferirsi alla Visma. Ha avuto un percorso anomalo. È passato professionista nel 2020 dopo essersi messo in mostra tra gli Under 23 con la Gragnano, quando la formazione toscana non faceva parte delle continental come oggi. Buone notizie anche sul fronte degli stagisti. Tommaso Dati della Biesse-Carrera-Premac sta correndo il Tour de l’Ain con la Cofidis, mentre Giovanni Bortoluzzi della General Store dovrebbe volare in Danimarca per misurarsi con la maglia della Polti VisitMalta. La squadra di Ivan Basso ha momentaneamente ingaggiato anche Mattia Gaffuri dello Swatt Club, la formazione del campione italiano, Filippo Conca, ormai sempre più prossimo a rientrare nel giro dei professionisti, a quasi ventisette anni e dopo aver centrato il risultato più grande della sua carriera.
L’elemento che accomuna questi corridori è essenzialmente uno: la stoffa, che di conseguenza si traduce in vittorie, in piazzamenti o comunque in prestazioni di alto profilo. Quest’anno, Dati ha vinto quattro gare chiudendo secondo in tre occasioni. Bortoluzzi di corse ne ha vinte due, terminando cinque volte terzo. Dati ha già compiuto ventitré anni, Bortoluzzi invece li compirà a novembre. Resta da capire se il professionismo li accoglierà o li respingerà, se dimostreranno di poterne far parte (ognuno per quel che può e che gli è concesso) o se al contrario verranno ricordati come dei buoni dilettanti. Hanno saputo guadagnarsi un’occasione importante, probabilmente decisiva, dalla quale si torna indietro soltanto per decidere di smettere. Hanno qualche opportunità per mettersi in mostra e sta a loro provare a coglierla: senza paura, senza superbia, senza piangersi addosso se dovesse andar male e senza dare la colpa a nessuno, errore in cui incappano troppo spesso tanti loro giovani colleghi, che si sono innamorati dell’idea del professionismo senza rendersi conto di faticare a piazzarsi persino tra gli Under 23.













