
La prima vittoria da professionista di Davide Donati è arrivata prima ancora di quanto potesse immaginare. «Dopo Maiorca a inizio stagione, questa è solo la seconda gara che corro con il team World Tour – ci ha detto dopo il successo Donati, del vivaio della Red Bull Bora-hansgrohe – La squadra non aveva grandi aspettative su di me, proprio perché sono nuovo nell’ambiente professionistico».
Abbiamo conosciuto Davide Donati dopo la sua prima vittoria da Under 23, quando in maglia Biesse-Carrera vinse il GP Liberazione di Roma. Lo rincontriamo dopo poco più di un anno: veste i colori di una squadra importante, ma il modus operandi di vincere è rimasto quello di sfruttare le sue doti in velocità.
«È stata una corsa tirata nel finale, perché sull’ultimo strappo in pavé hanno attaccato e un bel gruppone è andato via. Dietro, noi della Red Bull abbiamo lavorato per chiudere il gap e non far perdere secondi a Roger Adrià, con cui stiamo facendo classifica generale e che rimane il nostro obiettivo primario. Si è mossa anche la Bahrain Victorious che ha fatto un ritmo serratissimo».

«Mi sono preoccupato di aver perso la mia occasione perché mi avevano detto che in caso di sprint potevo giocarmela. Quando ho visto che con quel ritmo il gruppo si era messo in fila, ho capito che avremmo potuto riprendere i fuggitivi. Gli ultimi due li abbiamo ripresi a 300 metri dalla fine, ma io avevo studiato bene il percorso. Sono stato bravo a vedere dov’era posizionato Foldager: è partito sulla destra e gli sono andato subito a ruota. Quando abbiamo passato gli ultimi fuggitivi ho rischiato di rimanere chiuso, ma ho trovato un minuscolo spiraglio. A quel punto ho detto: “Adesso apro”».
Cosa può significare per un ragazzo del 2005 vincere in un contesto così importante, lasciandosi alle spalle sprinter del calibro di Corbin Strong e Milan Fretin? «Sapevo che avrei potuto farlo, ma da lì a metterlo in pratica e realizzarlo è tutt’altra cosa, infatti nelle foto d’arrivo si nota che ero del tutto scioccato. Ci credi, certo, ma farlo è un’altra cosa. Il resto della corsa? Cercherò come sempre di dare il mio meglio, ma corriamo per Adrià».













