Il Colnago Y1Rs e la “soglia” dell’8 per cento

Tempo di lettura: 4 minuti

Tutta la curiosità e anche lo scetticismo che si erano creati intorno al Colnago Y1Rs hanno trovato la loro risposta definitiva in questa edizione del Tour de France. E’ stata soprattutto la nuova bici aerodinamica di Colnago a spingere Tadej Pogacar e con lui la UAE Team Emirates in questa edizione della Grande Boucle.

In particolare, il fuoriclasse sloveno l’ha scelta praticamente in quasi tutte le tappe. E soprattutto nella cruciale frazione numero 13, la cronoscalata che più che mai ha messo in mostra le doti dell’Y1Rs in salita. Ovvero nel terreno apparentemente meno congeniale…

La scelta del Colnago Y1Rs

Una delle grandi obiezioni che erano state mosse al Colnago Y1Rs erano le sue forme inusuali, soprattutto nella zona del piantone. E anche il manubrio ad “ali di gabbiano”, due elementi che potevano mettere in discussione la sua versatilità, conseguente ad una guidabilità apparentemente meno immediata. Oltre ovviamente al peso, che per quanto concerne il telaio è lievemente superiore a quello del nuovo uscito V5Rs.

Ricordiamo comunque che parliamo di una bicicletta che nella classica configurazione “gara” pesa 7,2 chilogrammi, e che in quella “da salita” utilizzata da Pogacar scende a 6,9 chilogrammi, appena 100 in più dei limiti UCI. Rimane comunque, anche se di poco, più pesante del V5Rs.

Parlano i numeri

A spiegarci meglio le cose allora è Davide Fumagalli, tecnico di Colnago. «Nelle tappe in cui nel momento decisivo viene richiesta una migliore efficienza aerodinamica, come un segmento pianeggiante dopo un attacco o una salita con una pendenza media inferiore all’8%, allora la scelta della squadra verterà verso le Y1rs, anche se il resto della tappa si adatta meglio alle V5rs».

Fatto i relativi calcoli, il punto di “break even” è quindi quanto la pendenza si attesta intorno all’8 per cento. Sotto questa la bici aerodinamica risulta globalmente più efficiente, considerate le velocità alle quali vengono affrontate salite di questo tipo al Tour de France.

Sempre da come ci fa notare Davide Fumagalli, «nella cronometro, sebbene fosse una tappa in salita, la velocità media era relativamente elevata. In quel contesto, la bici aero soprattutto perché impostata in modo relativamente leggero, si è dimostrata valida nonostante il peso extra».

Senza dimenticare ovviamente quanta energia è possibile risparmiare prima di affrontare la suddetta salita. I calcoli in termini di watt danno l’Y1Rs forte di una superficie frontale esposta all’aria ridotta del 19 per cento rispetto al V4Rs, predecessore del V5Rs. A 50 chilometri orari si risparmiano dai 20 ai 25 watt.

Vista nel contesto globale di una corsa, una sorta di analisi costi-benefici a 360 gradi di una corsa rende l’Y1Rs come la scelta privilegiata da parte dei corridori della UAE Team Emirates. Ed in particolare di Pogacar. Quel risparmio di watt, sia prima della salita che durante la salita stessa (se non è più inclinata dell’8 per cento) supera lo svantaggio del peso maggiore di 200-250 grammi. Come dire che è “la somma che fa il totale“…

La livrea nera

Nelle foto che vediamo qui, troviamo la bicicletta utilizzata da Tadej Pogacar al Tour de France. Sicuramente balza agli occhi la livrea totalmente nera, che altro non è che la trama di carbonio lasciata a vista. Nessuna verniciatura a parte la grafica e un sottile strato di coprente.

L’allestimento prevede la trasmissione Shimano Dura Ace Di2 con pedivelle da 165 millimetri, e dei pulsanti addizionali sui terminali della curva. Come curiosità, Pogacar monta lo stesso misuratore di potenza su tutte le bici che usa, smontandolo e rimontandolo (o meglio, facendolo smontare e rimontare dai meccanici…). Questo per avere dati ancor più precisi in quanto provenienti dalla stessa unità.

Le corone sono le Carbon-Ti in composito, con dentatura 55-38. Per le ruote la scelta è ricaduta sulle Enve 4.5 Pro con coperture Continental GP5000 da 28 millimetri di sezione. Tra gli altri componenti per così dire “esotici”, troviamo il movimento centrale di Bikone, con calotte esterne anodizzate e viti in titanio ovunque è stato possibile sostituire quelle standard.

www.colnago.com