
Trovandosi davanti il parco dei mezzi delle squadre alla partenza o all’arrivo di una delle otto tappe del Giro Next Gen, un osservatore saltuario avrebbe avuto difficoltà a stabilire se la gara in questione fosse di dilettanti o di professionisti. Qualcuno potrebbe obiettare che ormai non ha più senso riferirsi agli Under 23 chiamandoli dilettanti, ma fatta eccezione per i corridori della Vf Group e per qualche eccellenza (Nordhagen e Withen Philipsen, ad esempio, già a tutti gli effetti in prima squadra) anche chi milita nelle development non può fregiarsi dello status di professionista, essendo esse fondamentalmente delle continental. Ammiraglie, furgoncini, truck, bus: i colossi del World Tour non passavano certo inosservati. E a figure tradizionali come il direttore sportivo, il meccanico e l’accompagnatore sono ormai stabilmente affiancate quelle del fotografo, del videomaker, del social media manager, dell’addetto stampa.
Che sia per osmosi o per spirito di emulazione, insomma, il gigantismo e l’iperprofessionalizzazione della massima categoria sembrano ormai sbarcati anche tra gli Under 23. Le formazioni più attrezzate, avendo molti mezzi a disposizione, finivano per chiudersi a riccio, disponendo bus furgoni e ammiraglie in modo e maniera che a disturbarli fosse il numero minore possibile di persone. Quasi a dover proteggere i loro atleti (ma da chi? da cosa?). Per inquadrare da vicino certe biciclette bisogna chiedere il permesso e specialmente alle partenze viene spesso negato, quasi a voler lasciare intendere che su quei mezzi siano stati montati chissà quali componenti. Tra sabato e domenica, adducendo come giustificazione che i corridori andavano lasciati tranquilli al via delle due tappe decisive, un addetto stampa ha voluto precisare che l’intervista con uno dei suoi atleti sarebbe stata finanche possibile, ma soltanto a patto di concordare le domande in precedenza.
Certi eccessi sconfortano, ma non devono stupire. Nei giorni immediatamente precedenti all’inizio del Giro Next Gen, Jarno Widar e Lorenzo Finn sono stati raggiungibili soltanto nel corso di una conferenza stampa da remoto con gli atleti in questione affiancati dai loro responsabili di riferimento: esattamente quello che accade con Pogacar, Evenepoel e i corridori più ricchi, famosi e vincenti del ciclismo professionistico. I giornalisti presenti erano una manciata, non sarebbe stato proibitivo organizzarsi diversamente e concedere ad ogni testata un po’ di esclusività in più, ma questo è un altro discorso.
Nel frattempo, chi non vuole perdere il treno pur senza averne i mezzi (è proprio il caso di dirlo) si aggiusta come può. Nei parcheggi riservati alle formazioni spiccavano dei bus approntati per l’occasione e che sicuramente appagavano l’ego di chi li ha voluti e il desiderio di comfort dei ragazzi: peccato che alle stesse società manchino poi i soldi (o l’interesse, o la lungimiranza) per acquistare delle biciclette da cronometro o per mandare due settimane i ragazzi in altura. Ma la corsa all’oro è spietata, non concede tregua e non contempla la pausa di riflessione: l’importante è correre, non chiedersi in che direzione si stia correndo, tanto prima o poi da qualche parte bisognerà pur arrivare, no?













