Doping, esce un nuovo documentario: Aicar, minacce di morte, le prestazioni extraterrestri

Medico
Un cartello Antidoping presente al Giro d’Italia in una foto d’archivio.
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ARD ha realizzato un nuovo documentario e il tema centrale è il doping. L’uscita a due settimane dal Tour de France potrebbe creare non poco scompiglio nell’ambiente.

“Doping Top Secret: In the Slipstream” è il titolo, i temi sono tanti e accesi. Nel documentario compaiono informatori anonimi che, con la loro profonda conoscenza del ciclismo professionistico, esprimono un’opinione. Le loro dichiarazioni, tuttavia, sono in netto contrasto con l’immagine del ciclismo pulito che ha rassicurato negli ultimi anni.

Un ex corridore, che ha ammesso di aver sperimentato personalmente il doping, ha detto: «Molti ciclisti hanno paura di parlare. Conosco alcuni che volevano testimoniare, ma sono stati minacciati di morte quando i responsabili del doping lo hanno scoperto».

Un altro testimone ha dichiarato che l’Aicar, un attivatore metabolico endogeno comparso intorno al 2010, viene ancora utilizzato nella sua forma sintetica come agente dopante per aumentare efficacemente il livello di energia nei muscoli, motivo per cui è nella lista delle sostanze proibite. «Chi oggi è attivo nel ciclismo professionistico dice che Aicar era ed è il mezzo più scelto in gruppo».

Dal documentario emerge che esistono 166 preparati simili all’Aicar e solo 4 figurano nella lista delle sostanze proibite dalla WADA. Oliver Catlin, esperto di nutrizione e doping, ha contribuito dicendo: «Se fossi un atleta, assumerei l’Aicar sapendo che è nella lista delle sostanze proibite? O preferirei assumere i parenti di Aicar che non sono nella lista? Se venissi sorpreso a gareggiare con prodotti presenti nella lista proibita, sarebbe un esempio di stupidità senza pari nel mondo odierno».

Un terzo ha firmato una dichiarazione in cui giura che l’EPO, un integratore per la resistenza, è ancora popolare nel microdosaggio. E ancora, nel documentario si parla delle presunte prestazioni “extraterrestri”.

Come si legge su Sportschau, lo scienziato francese Pierre Sallet ha mosso ipotesi contro le prestazioni che sembrano essere al di fuori della portata umana. «Conosciamo i limiti delle prestazioni umane. Sappiamo cosa è fattibile per una persona e cosa no. Ci sono certamente zone grigie, ma a un certo punto la zona diventa nera e allora è doping al 100%».

Sallet, che si era occupato di dopati condannati come Jan Ullrich e Lance Armstrong, aveva coniato il termine “alieni” proprio in quel periodo. «Non riesco a spiegare cosa stia succedendo sulla strada – ha affermato rispetto alle prestazioni odierne – Un uomo adulto normale è alto tra 1,60 e 2,20 metri. Ma le prestazioni che a volte vediamo sono come se l’uomo fosse alto tre metri».