Cinque atleti per squadra al Next Gen: il gruppo non ci sta

Giro Next Gen
Non più sei corridori per squadra, come lo scorso anno, ma cinque: al Giro Next Gen sarà più dura tenere chiusa la corsa. In foto, Victor Hannes e Huub Artz (foto: Alpozzi/LaPresse)
Tempo di lettura: 2 minuti

Insieme alla presentazione del percorso, quindi a fine maggio e a non più di venti giorni dall’inizio della manifestazione che scatterà da Rho domenica 15 giugno, l’organizzazione del Giro Next Gen ha comunicato alle trentatré formazioni invitate che ciascuna di loro avrebbe potuto contare non su sei, ma su cinque corridori. Da questo cambio di programma avrebbero tratto giovamento quattro squadre: Campana Imballaggi, Sissio Team, Gw Erco Shimano e Xds Astana Development, in un primo momento non contemplate tra le wild card. Come si può facilmente immaginare, la decisione ha suscitato più di un malumore.

Ai team la novità è stata comunicata sostanzialmente a giochi quasi fatti, con i corridori già in ritiro e nei giorni decisivi per affinare definitivamente la forma. Oltre al dispiacere nel dover escludere un altro atleta così a ridosso della gara, ci sono anche le difficoltà legate ad una stagione che per l’escluso cambia radicalmente: da un punto di vista tanto emotivo quanto atletico, dato che si dovranno rivedere i suoi piani sperando in un contraccolpo psicologico non troppo marcato (vale la pena ricordare che per la maggior parte dei corridori, in particolar modo per i terzi e i quarti anni a cui non capita così spesso di confrontarsi in contesti internazionali, il Giro Next Gen rappresenta un palcoscenico insostituibile).

Non è mancato nemmeno chi ha voluto interpretare la decisione in chiave autarchica, per così dire: ha senso impedire alle formazioni più forti (leggasi quelle internazionali, eccezion fatta per la Mbh Bank) di schierare sei corridori per favorire realtà perlopiù italiane almeno sulla carta non preparate a sufficienza per otto giorni di corsa così impegnativi come quelli che li aspettano al Giro Next Gen?

Allo stesso tempo, tuttavia, non è da scartare l’ipotesi che (seppur involontariamente, poiché non era questo il fine) tenere la corsa chiusa diventi difficile, se non impossibile, anche per i vivai più attrezzati. E quindi, a trarne vantaggio, sarebbe lo spettacolo. Non sarebbe così strano se, dopo il primo arrivo in salita sul Passo Maniva nella terza tappa, il gruppo si fosse già assottigliato. A quel punto, per quanto abituate ad un modo di correre di stampo professionistico e più controllato, anche le development dovrebbero prepararsi ad una lotta senza quartiere: un ritorno al ciclismo dilettantistico vero e proprio, insomma.