Tornare al Giro delle Fiandre per Luca Mozzato deve essere stato sicuramente speciale. Il secondo posto dello scorso anno non lo dimenticherà mai e non appena inizia a parlare della gara di domani, qualcosa in lui sembra scattare da dentro.
Come arrivi alla gara di domani?
«Non proprio come lo scorso anno. Le ultime gare sono state un po’ complicate per via di alcuni problemini che ho avuto nell’ultimo mese in mezzo. Certo, adesso cambia tutto perché due Monumento come Fiandre e Roubaix non possono essere prese sotto gamba. Se sono alla partenza è perché penso di poter fare bene».
Lo scorso anno ci sei arrivato con una vittoria, ma mai ti saresti immaginato un podio, vero?
«Sapevo di poter fare bene, ma non così tanto bene. Io ambivo ad un piazzamento nei dieci se tutto fosse andato nel verso giusto. Dovevo “sopravvivere” nel gruppo più folto e poi giocarmi le mie carte in volata. Invece era lo sprint per il secondo posto, un sogno».
Che corsa era stata?
«Una corsa durissima. Tutti volevano anticipare Van der Poel, io invece ho cercato di stare nascosto. Le gambe poi giravano benissimo, nonostante le sei ore di corsa. Ho avuto quella forza per strappare quel podio».
Qualcosa è cambiato da quel giorno?
«Sicuramente c’è più consapevolezza. Le corse sono imprevedibili sempre, ma nella mia testa adesso sento di poter competere a certi livelli. La mia è stata una crescita graduale, progressiva. Pensavo di essere più adatto a corse più veloci come l’E3 o la Gand, invece mi sono ritrovato a lottare per il Fiandre. Direi di sì, qualcosa è cambiato».
Quello di domani sarà un Fiandre diverso?
«Immagino proprio di sì. C’è Pogacar e già questo cambia tutto. Sarà una corsa veloce e dura: se pensiamo alle squadre più strutturate come la UAE Team Emirates e l’Alpecin-Deceuninck che non vorranno prendere rischi e già lontano dal traguardo proveranno a fare selezione».
Immagini dunque attacchi da lontano?
«Prima proveranno a scremare il gruppo, senza far prendere troppo margine agli attaccanti. La sensazione generale in gruppo è che la seconda volta che si passerà sull’Oude Kwaremont con la sequenza Paterberg-Koppenberg qualcosa succederà. Pogacar sicuramente proverà a fare la differenza. Dobbiamo capire se riuscirà a rimanere da solo, se sarà con Van der Poel o un gruppetto».
C’è rassegnazione quando corrono loro?
«Non direi. Sicuramente è difficile metterli in difficoltà, sono fortissimi. Bisognerà giocare sulle pieghe tattiche della corsa, come tre anni fa quando Van der Poel e Pogacar si sono guardati nel finale e lo sloveno ha perso il podio nel rettilineo finale. Qualche sorpresa c’è sempre».
Sei ormai da sei anni in Francia, come ti stai trovando?
«I primi tre anni alla B&B Hotels sono stati fantastici, mi hanno lanciato. Purtroppo c’è stata quella spiacevole situazione in cui la squadra ha chiuso con l’inverno alla ricerca di una squadra. Si vede che mi sono fatto volere bene qui in Francia, visto che mi ha chiamato l’Arkèa. Mi sto trovando benissimo qui: partecipo alle corse più importanti da capitano. Cosa chiedere di più?».
É arrivato in squadra anche un altro italiano, Giosué Epis. Come lo stai trovando?
«Ha iniziato ora, ha bisogno di farsi le ossa e crescere. Però è bravo e motivato, sta imparando molto dalle corse che sta facendo qui al Nord. Secondo me può avere grandi possibilità in futuro».















