Colazione intorno alle sette, tre ore abbondanti prima del via. Ma senza abbuffarsi, perché come ricorda Dario David Cioni «non funziona più come una volta, quando ci si presentava in partenza con lo stomaco che esplodeva: oggi i corridori mangiano di più in bici».
Dario, come vi siete organizzati contro l’eventuale maltempo?
«Abbiamo attivato il nostro protocollo del freddo. Nelle ammiraglie e alle postazioni fisse del rifornimento, ad esempio, ci siamo dotati di bevande calde per ogni eventualità, anche se in Riviera non dovrebbe piovere»..
Che scelte tecniche ha adottato Filippo?
«Copertoni da 28 sia all’anteriore che al posteriore, 54×40 davanti e 11×30 dietro. Scelte abbastanza classiche, a dire la verità».
Secondo te dove attaccherà Pogacar?
«Non lo so, davvero, ma non mi stupirei se attaccasse anche più di una volta. La nostra tattica è chiara: provare a seguirlo e poi batterlo in volata».
Pogacar si segue e basta o si può anche provare ad anticiparlo?
«Non vedo come si possa anticipare un corridore che vince il mondiale attaccando a cento chilometri dall’arrivo. Lo ripeto, Ganna deve provare a seguirlo e a batterlo in volata».
Le discese possono rivelarsi più insidiose del previsto?
«Se in Riviera non piovesse, la maggior parte dell’attenzione va rivolta alla discesa del Turchino. Credo sia impossibile trovare una Milano-Sanremo con la stessa temperatura dall’inizio alla fine. Se la discesa del Turchino fosse effettivamente bagnata, secondo me il gruppo la affronterà con calma. Nessuno avrà voglia di rischiare».
Esistono degli alleati alla Milano-Sanremo?
«Difficile da dire. Io credo che nel finale sia un tutti contro tutti. È una questione di attimi e di scelte: se si decide di chiudere su un corridore, è difficile poi trovare le energie per tamponare anche sugli altri».













