È finito con una doppia condanna il processo per l’incidente avvenuto durante la Firenze-Viareggio dell’agosto 2018 in cui rimase gravemente ferito Michael Antonelli, promessa del ciclismo originario di San Marino che poi morì due anni più tardi senza più essersi ripreso. A Pistoia il giudice Pasquale Carrone ha emesso la sentenza che condanna a 2 anni Gian Paolo Ristori, 82enne presidente della società organizzatrice della Firenze-Viareggio, e 1 anno e 8 mesi al direttore di gara Rodolfo Gambacciani, 71 anni, con il beneficio della sospensione condizionale della pena e il pagamento delle spese processuali. Per tutti e due gli imputati il pubblico ministero Leonardo De Gaudio aveva chiesto 2 anni. Disposto anche un risarcimento ai familiari del giovane, presenti in aula. Seicentomila euro l’importo delle previsionali alle parti civili: 300mila euro per la madre del ciclista, 170mila euro al fratello e 140mila euro al padre del ciclista. Entrambi gli imputati erano difesi dall’avvocato della Federciclismo, Nuri Venturelli, che ha annunciato ricorso in appello. Quella di primo grado è una sentenza storica: non erano mai stati condannati gli organizzatori.
L’accusa nei confronti dei due imputati era di omicidio colposo. La morte di Michael è stata ritenuta conseguenza direttamente riconducibile all’incidente avvenuto il giorno di ferragosto del 2018. Secondo quanto ricostruito in sede processuale, Antonelli, classe 1999, durante la 72ª edizione della Firenze Viareggio precipitò in un dirupo nella discesa del Monte Oppio lungo la Regionale 66. Michael stava affrontando una curva stretta quando all’improvviso si ritrovò davanti un tratto di strada privo di protezioni. Si era in discesa, e ad alta velocità. Antonelli e altri tre giovani ciclisti erano volati dalla carreggiata finendo in un precipizio. Michael aveva riportato le conseguenze più gravi. Le sue condizioni erano subito apparse disperate: grazie all’intervento dell’elicottero del 118 era stato trasportato all’ospedale di Careggi, i medici del reparto di terapia intensiva lo avevano tenuto in vita in modo che era sembrato un miracolo. Da lì in avanti un lungo calvario di ricoveri e periodi di cure e riabilitazione, ma Antonelli non si era più ripreso.
La mamma di Michael, Marina Mularoni, in aula aveva parlato di «841 giorni di agonia». Michael, debilitato, morì dopo aver contratto il covid nel dicembre del 2020, pochi giorni dopo aver compiuto i 21 anni. Ma secondo il medico legale la morte di Michael è da ritenersi conseguenza diretta dell’incidente.















