E se gli elite partecipassero al Belvedere e al Recioto?

Hopplà-Petroli
La Hopplà-Petroli Firenze alla guida del gruppo della Firenze-Empoli (foto: Fruzzetti).
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Secondo le relative classifiche di merito, tra i primi venti dilettanti italiani figurano dieci elite: primo Buda, quarto Meris, quinto Parravano (con sei successi è il plurivittorioso della stagione), settimo Di Felice, ottavo Baseggio, nono Garibbo, tredicesimo Della Lunga, sedicesimo Guerra, diciottesimo Guzzo e ventesimo Nencini. Un dato che non deve stupire: se i corridori italiani che passano professionisti sono sempre meno, e se una buona parte di questi sono gli juniores che entrano a far parte del progetto giovani della Vf Group-Bardiani, il numero degli atleti che vanno a rimpolmpare la fitta schiera degli elite non può che aumentare. Anzi, potrebbe crescere ancora di più nelle prossime stagioni se l’Unione Ciclistica Internazionale decidesse davvero di ridurre da quattro a due gli anni di permanenza tra gli Under 23: insomma, se oggi un ragazzo diventa elite nella stagione in cui compie ventitré anni, in un futuro nemmeno così distante potrebbe diventarlo nella stagione in cui compie ventuno anni.

A ben vedere, sono proprio gli elite a permettere la sopravvivenza di certe squadre. Spesso e volentieri esclusi dalle continental di primo piano, hanno trovato riparo nelle formazioni dilettantistiche tradizionali, le quali non si sono fatte sfuggire la possibilità d’ingaggiare corridori di valore visto che gli Under 23 più promettenti prediligono ormai altre strade (il professionismo, i vivai, le continental). In molti casi, la differenza tra una continental e una squadra di club è proprio questa: che una continental può contare, mediamente, su un paio di Under 23 di buone speranze. Per il resto, non è che l’organico di realtà appartenenti a due categorie diverse sia così differente. Che gli elite siano una risorsa, lo dimostra peraltro l’annata della Zalf. In una stagione in cui, eccezion fatta per Chesini, gli Under 23 non hanno rispettato le attese (Ursella) oppure sono entrati in forma dopo diversi mesi (Iacomoni, alle prese con un brutto infortunio), lo storico team veneto aveva comunque messo al sicuro il bilancio grazie ad atleti più esperti come De Carlo, Raccani, Guerra e Nencini.

In virtù di quanto detto, perché non pensare di aprire agli elite certe corse attualmente riservate esclusivamente agli Under 23? Gli atleti in questione potrebbero mettersi in mostra in vetrine più rinomate, come ad esempio le classiche internazionali venete di aprile e il Giro della Valle d’Aosta, invece di aspettare settembre per il Giro del Friuli e ottobre per la Coppa San Daniele. Di conseguenza, dunque, si amplierebbe il ventaglio di formazioni che rientrerebbero nel vivo della corsa: una squadra come la Hopplà-Petroli Firenze, forte con gli elite e più debole negli Under 23, potrebbe schierare atleti come Belleri, Regnanti, Della Lunga e Pongiluppi al fianco di corridori sicuramente più acerbi. Una soluzione simile permetterebbe agli elite di avere un palcoscenico in più sul quale esibirsi. Oggi come oggi, per loro non esistono vie di mezzo: o si accontentano delle gare regionali e nazionali, oppure sono quasi obbligati a raccogliere risultati decenti tra i professionisti.

Senza dimenticare la competizione con le superpotenze straniere. Con una frequenza sempre più alta, quando scendono a gareggiare in Italia i vivai impongono la loro legge: Widar della Lotto Dstny ha conquistato il Giro e il Valle d’Aosta, Nordhagen della Visma|Lease a Bike ha primeggiato a Poggiana, al Giro del Friuli e a San Daniele, Glivar della Uae Gen Z ha fatto suo il Belvedere e Rolland della Groupama-Fdj ha centrato (al fotofinish) il Lombardia. Gli italiani che hanno provato ad arginare il dominio straniero, talvolta riuscendoci, sono pochi, praticamente le eccellenze: Crescioli, Kajamini, Savino, Pinarello, Oioli. Se a determinati appuntamenti potessero partecipare anche gli elite, loro potrebbero trarre giovamento dalla sfida internazionale e il ciclismo italiano avrebbe così più frecce al proprio arco. Sempre se occuparsi del destino degli elite interessa ancora a qualcuno, beninteso.