Dal recente mondiale di Zurigo è emersa una curiosa differenza tra i tre grandi fuoriclasse Mathieu Van der Poel, Remco Evenepoel e Tadej Pogacar, tutti protagonisti nella top 5 della prova iridata. Questi campioni, che hanno conquistato due dei tre gradini del podio elvetico, utilizzano tutti i pedali Shimano Dura Ace R-9100, tra i più leggeri e performanti sul mercato, il top della piattaforma SPD-SL, rinomata per l’efficienza nella trasmissione della potenza durante la pedalata.
Ciò che li distingue, però, è un dettaglio cruciale per l’efficacia e il comfort delle loro pedalate: le tacchette. Ogni ciclista ha infatti optato per una diversa tipologia di tacchetta, in base alle proprie esigenze biomeccaniche e preferenze personali.
Tadej Pogacar, neocampione del mondo, ha sorpreso molti scegliendo le tacchette gialle, che offrono 6 gradi di libertà angolare (3 gradi per lato). Questa è una scelta piuttosto inusuale tra i ciclisti professionisti, che solitamente preferiscono una connessione più rigida per massimizzare l’efficienza. Le tacchette gialle, invece, garantiscono un movimento più fluido del piede, riducendo il rischio di sovraccarico articolare e permettendo un posizionamento più naturale della gamba durante la pedalata.
Mathieu Van der Poel, bronzo a Zurigo ed ex campione del mondo, ha optato per una soluzione intermedia, utilizzando le tacchette blu, che offrono 2 gradi di libertà angolare (1 grado per lato). Questa configurazione, equivalente alle iconiche tacchette grigie di Look, è la più diffusa tra i ciclisti di tutte le categorie. Le tacchette blu offrono un leggero grado di movimento, pur mantenendo un’ottima sensazione di connessione tra piede e pedale. Questo compromesso consente di ridurre lo stress articolare grazie alla possibilità di movimento, pur garantendo un’elevata trasmissione della potenza, motivo per cui è la scelta prediletta di molti atleti.
Remco Evenepoel, invece, ha fatto la scelta opposta rispetto a Pogacar, preferendo le tacchette rosse, che offrono una connessione completamente fissa tra piede e pedale, senza alcuna libertà di movimento. Questo tipo di tacchetta, molto utilizzato in passato, era spesso associato all’idea che una minore libertà di movimento comportasse una riduzione della dispersione di potenza, anche se studi recenti hanno dimostrato che non è sempre così. L’uso delle tacchette fisse richiede una biomeccanica perfetta, una muscolatura e strutture articolati con le giuste caratteristiche per evitare sovraccarichi e infortuni.
Queste scelte diverse sulle tacchette, apparentemente un dettaglio tecnico, raccontano molto delle diverse esigenze e approcci anche nei professionisti d’élite. Ogni atleta cerca il proprio equilibrio tra efficienza e comfort, con decisioni che vanno oltre la pura tecnica e tengono conto del proprio stile di pedalata, della postura e della prevenzione degli infortuni.













