Rubino riparte dal Team Petrucci: «In passato troppe pressioni, ora corro con leggerezza»

Rubino
Samuele Rubino, 24 anni, ha deciso di accettare l'offerta del Team Petrucci dopo una stagione alla Lan Service-Granmonferrato (Lan Service)
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Nell’estate del 2022, Samuele Rubino sembrava aver smesso col ciclismo una volta per tutte. La sua quarta stagione tra i dilettanti si era rapidamente trasformata nell’ennesimo passaggio a vuoto di una giovane carriera che fino a qualche tempo prima si preannunciava scintillante. Le pressione, tra esterne e autoindotte, lo logoravano e la sua squadra, la Viris, chiuse i battenti dopo la tragica scomparsa di Stefano Martolini, il direttore sportivo investito a pochi metri dal traguardo della gara di Castelfidardo il 22 maggio di quell’anno.

«Smisi e andai a fare il magazziniere. Del ciclismo non ne potevo più. In quel periodo, non toccai la bicicletta e non vidi nemmeno una gara. Io lo definii un capriccio, ma forse è più corretto dire una vera e propria repulsione per lo sport. A riportarmi dentro furono gli amici di sempre e una volta tornato ho capito che il ciclismo e le gare mi sarebbero piaciute ancora a patto di vivere l’attività in maniera differente. Nel 2023 ho corso per la Pregnana, quest’anno con la Lan Service. E nel 2025 vestirò la maglia del Team Petrucci-Aries».

Cosa intendi quando dici “in maniera differente”?

«Fino al 2018, ovvero finché ero considerato uno dei migliori juniores d’Italia e non solo, vivevo in una bolla. Esisteva soltanto il ciclismo e io concepivo il mio futuro soltanto immaginandomi professionista. E mi veniva tutto abbastanza semplice. Da quando, invece, sono approdato tra gli Under 23, quindi dal 2019, è come se fossi entrato in guerra con me stesso. Continuavo ad avere in testa soltanto il ciclismo, ma vivevo male. Non me la godevo e i risultati non arrivavano più».

Nel 2019 alla Kometa, nel 2020 alla Ntt, nel 2021 alla Lan Service e nel 2022 alla Viris. Cambieresti qualcosa?

«Forse stringerei di più i denti tra il 2019 e il 2020, forse avrei dovuto rimanere alla Kometa. L’impatto fu drastico, il livello si era alzato e si correva il giusto, come fanno i professionisti. Io però avevo bisogno di tornare a vincere e di correre tutte le settimane, in quelle settimane di soli allenamenti mi esaurivo coi miei stessi pensieri. Per un corridore, specialmente quando è giovane, è dura allenarsi tanto e correre poco. Per questo decisi di tornare alla Ntt. Poi, certo, non hanno aiutato né la pandemia, né le tante attenzioni intorno al mio cognome, né la disgrazia che ha riguardato Martolini».

Come sono andate le ultime due stagioni?

«Alla Pregnana ho ritrovato un ambiente familiare e sereno, l’ideale per rimettermi in carreggiata. E ho raccolto qualche piazzamento, come il quarto posto al Valli Aretine dietro a Cavallo, Ludovico Crescioli e Garibbo. Mi sono trovato bene anche quest’anno alla Lan Service, il problema è che siamo rimasti soltanto in tre a correre e quindi possiamo partecipare soltanto alle prove regionali. Rimango un corridore da giornate impegnative, da quel punto di vista non sono cambiato».

Quando ti ha cercato il Team Petrucci?

«Mi tenevo in contatto con Blardone, il direttore sportivo, già dalla passata stagione. Ci siamo messi d’accordo quindici giorni fa, quando la notizia ha cominciato a circolare. Io sono convinto che insieme possiamo toglierci belle soddisfazioni. La squadra è solida e ambiziosa, io avrò finalmente due diesse che mi seguiranno e un calendario di gare su misura per le mie caratteristiche. Chiedo pazienza e regolarità: intanto vorrei riprendere confidenza con le corse regionali».

Il 29 gennaio compirai 25 anni: qual è il tuo obiettivo?

«Dimostrare innanzitutto a me stesso di poter competere anche tra i dilettanti, terminare la mia carriera senza rimpianti. Sono assolutamente consapevole di quanto sia difficile, se non impossibile, passare professionista alla mia età e visti i miei precedenti, ma per una volta vorrei correre divertendomi, senza macigni sul cuore e prendere quello che viene. Sono cambiato, sono maturato, mi sento finalmente più stabile. Non sono più in guerra con me stesso, ho capito che nel ciclismo c’è anche altro».

Ovvero?

«Ovvero la mia ragazza, anche lei corre in bicicletta ma intanto studia Medicina. Ovvero la quinta superiore, che ho deciso di affrontare e per la quale mi sto rimettendo sui libri. Poi vorrei iscrivermi all’università, ma devo ancora schiarirmi le idee. Non vincerò la Firenze-Empoli, insomma, ma ho voglia di misurarmi ancora nella categoria e capire fino a dove posso arrivare, impegnandomi con quella leggerezza che purtroppo in passato troppo spesso mi è mancata».