Nel Tour de France Femmes che è partito da Rotterdam, la prima maglia gialla finisce sulle spalle di Charlotte Kool. L’olandese del Team dsm-firmenich PostNL conquista la vittoria più importante della sua carriera, anche se gli obiettivi per questa prima volata erano tutti puntati su un’altra oranje, Lorena Wiebes. La sprinter della Sd Worx-Protime, nonostante la sua squadra avesse lavorato alla grande per portarla in volata, a cominciare dalla capitana Demi Vollering, è stata bloccata da un salto di catena proprio mentre stava per lanciare lo sprint agli ultimi 500 metri.
E allora rivediamo insieme a Ilenia Lazzaro, ex ciclista e opinionista di Eurosport che commenta ogni giorno integralmente le frazioni della corsa francese, le protagoniste della prima tappa, a cominciare proprio dalla grande favorita, alla quale oggi va l’oscar della sfortuna…
«Purtroppo quando ci sono degli incidenti meccanici come quello della Wiebes, l’atleta non ha colpa, anzi Lorena è stata molto brava a non cadere e a non provocare danni alle altre».
Davanti Barbara Guarischi, che le stava tirando la volata, non si è accorta subito che aveva perso la capitana.
«Perché in quel momento la stava lanciando ma in realtà ha aperto la strada alle altre. E’ stata brava ad approfittarne Charlotte Kool, che era a ruota di Barbara e come punta di velocità tra le donne è la seconda dietro Wiebes e oggi lo ha dimostrato. Il problema che ha avuto Lorena Wiebes ha scombussolato le carte di tante, perché quando ti trovi una che si blocca a 70 all’ora non è nemmeno facile saltarla invece la Kool è stata intelligente e finalmente ha rotto il ghiaccio conquistando la sua vittoria più importante».
Forse Guarischi avrebbe potuto tirare dritto…
«Col senno di poi, quando si è accorta che mancava Lorena se avesse continuato forse sarebbe arrivata tra le cinque, ma lei è una lead-out e quando non ha visto la capitana si è fermata».
Brava Elisa Balsamo che ha fatto una volata praticamente da sola e ha chiuso al terzo posto.
«È un piazzamento che le fa bene, perché a parte Lucilla Brand, Elisa non aveva nessuno a darle una mano. Tra l’altro tra forature e cadute è stata una giornata difficile per la Lidl-Trek. Elisa ha detto che è stata una gara molto impegnativa e stressante mentalmente e ha ragione: il tracciato è stato difficile, pieno di arredo urbano, ci sono stati tanti guai meccanici e già quattro ritirate. Ma Elisa mi è piaciuta molto, è la seconda volata che fa dopo la caduta di Burgos: anche al Giro era stata terza e il fatto che oggi si sia buttata in una volata così caotica significa che ha la mentalità giusta per tornare ai suoi livelli».

Intanto la prima maglia a pois è stata conquistata da Cristina Tonetti, figlia d’arte di papà Gianluca professionista nei primi anni 2000. Un gran premio della montagna che era a 10 metri di altitudine…
«In effetti era un cavalcavia dopo un tunnel in discesa, ma in Olanda è normale mettere i Gpm sui cavalcavia e io apprezzo che lo abbiamo fatto perché è una maglia che altrimenti sarebbe mancata. Cristina è cresciuta nella Top Girls di Lucio Rigato e adesso è passata nella formazione basca Laboral Kutxa – Fundación Euskadi. E’ una giovane polivalente che non ha paura, penso che la vedremo ancora andare a caccia di qualche punto per la sua maglia. Ma per lei già questa è una vittoria, anzi posso raccontare un aneddoto?».
Certo.
«Prima di partire per il Tour Cristina aveva fatto una scommessa con la mamma Gabriella e le aveva detto: “Se vinco una tappa, mi prendi un cane?” Naturalmente la mamma le aveva detto di sì, pensando che non sarebbe mai successo: beh, questa prima maglia a pois è come una vittoria, secondo me il cane è suo…».
Non possiamo chiudere senza un accenno a Daria Pikulik: argento ieri nell’omnium nella giornata conclusiva delle Olimpiadi e oggi sesta in volata.
«Ma ci rendiamo conto di quello che ha fatto questa ragazza polacca? Praticamente ieri pomeriggio alla stessa ora in cui oggi correva, ieri era in pista a prendersi il secondo posto nell’omnium. E’ partita da Parigi, è arrivata a Rotterdam, ha fatto la volata. Bravissima Pikulik, anche questa è un’impresa».










