È da un anno che Filippo Ganna preparava la prova a cronometro delle Olimpiadi di Parigi, e ci pensava almeno dai Giochi di Tokyo 2021 quando arrivò quinto. Questa stagione è stata studiata nel minimo dettaglio affinché TopGanna portasse a termine con successo i suoi due progetti olimpici: quello della prova contro il tempo e quello del quartetto in pista. Uno è già andato: medaglia d’argento. Il rammarico c’è, indubbiamente, ma è chiaro che contro quel belga alto 20 centimetri meno di lui non si poteva fare molto di più.
«Parlo da italiano, la mia prova di oggi è come quando la Ferrari arriva seconda: rode a tutti. Alla fine mi ha battuto Remco Evenepoel, che non è uno sconosciuto. Sul finale ho ritrovato la motivazione per continuare a spingere come all’inizio e ho fatto anche più dei valori che avevamo previsto. Più di così davvero non potevo fare, poi si sa, non sono un drago con la pioggia. Dopotutto ci siamo difesi e abbiamo portato a casa un argento, la prima medaglia per l’Italia. Io sono felice di aver aperto le danze, ma ora continuiamo a ballare».
La prova di Ganna si potrebbe dividere a metà: dalla partenza fino alla scodata contro le transenne e dalla scodata contro le transenne all’arrivo. Nella prima parte Filippo è andato forte come tutti sappiamo, nella seconda è andato possibilmente ancora più forte, perché doveva recuperare e perché doveva agguantare il podio. Negli ultimi dieci chilometri ha fatto una rimonta stile inseguimento individuale ai mondiali di Glasgow e non solo ha salvato il podio, ma ha anche scalzato Van Aert dal secondo posto.
«Sapevo che quel settore (quello in cui ha rischiato di cadere, ndr) bisognava prenderlo come recupero, ma io ho sempre cercato di spingere al massimo e sul finale mi sono detto: “caspita Filippo, aspetti questo momento da un anno quindi non puoi fermarti adesso”. Così ho continuato a spingere come all’inizio e ho trovato questa medaglia. Ovviamente mi pesa che non sia un oro: con il mio allenatore Dario (Cioni, ndr) abbiamo avuto tanti momenti di fatica, poi durante la prova ho dovuto buttare la visiera perché non vedevo più nemmeno il manubrio».
C’è stato un bellissimo abbraccio con Evenepoel, ma c’è stato anche con Van Aert. «Wout mi ha detto: “so cosa significa arrivare secondo”. Lui sa quanto bruci quindi mi capisce. Remco è giovane e forte e sono abbastanza sicuro che questa fosse una delle ultime Olimpiadi che potevo vincere. Alle prossime ci sarà Tarling che crescerà mentre io invecchierò. Questa intanto la dedico a me, perché tutti vedono i 36 minuti di corsa ma io vedo i 200 giorni di allenamento. Forse adesso non sembra, ma sono davvero tanto emozionato per questo risultato».
Presto Ganna sarà in Italia per ultimare gli ultimi allenamenti con i compagni del quartetto. «Adesso penserò alla prova in pista sperando di regalarvi un’altra bella gioia e sperando di aver dato la grinta agli altri ragazzi».













