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Era il 5 luglio 2013. Qualche minuto dopo le 14. Il gruppo del Giro d’Italia donne stava attraversando Ornavasso, il paese di Elisa Longo Borghini. La strada principale era piena di bambini con i palloncini rosa e sul traguardo volante di Piazza Bianchetti c’era un gruppo di donne nel tradizionale abito Walser, il ceppo di origine germanica che intorno al XII secolo si stabilì in diverse località alpine intorno al Monte Rosa.

Elisa non è in gruppo. All’improvviso spunta su una sedia rotelle spinta dal papà Nando. Dodici giorni prima al campionato italiano era caduta procurandosi una ferita di venti centimetri all’addome e la frattura del bacino. Il sindaco e tutti i compaesani le vanno incontro e la circondano.

«Avete visto che sono passata per prima sul traguardo volante?», dice scherzando Longo Borghini che supera il nastro bianco sull’asfalto e si ferma qualche metro più avanti aspettando il passaggio del gruppo. Il primo ad arrivare è patron Rivolta. Ferma la macchina, scende, le dà una carezza sul viso e poi va via veloce verso il traguardo di San Domenico di Varzo.

Bicisport non segue la corsa. E’ arrivato quassù per lei. A settembre ci sono i mondiali di Firenze, e vogliamo capire come sta la piemontese che l’anno prima a Valkenburg, a 20 anni, aveva conquistato il bronzo iridato. Andiamo a casa. Sulle pareti ci sono i trofei di mamma Guidina Dal Sasso, sciatrice degli anni 80, 11 titoli italiani, cinque partecipazioni alle Olimpiadi. Incorniciata c’è la pettorina dei Giochi di Lillehammer 1994, Elisa aveva tre anni…

Nella tv del soggiorno scorrono le immagini del Tour. Dal suo letto Elisa riesce a vedere la televisione che le tiene compagnia in questo periodo di quasi immobilità. «Voglio tornare a correre prima della fine della stagione – racconta – proverò in tutti i modi ad andare ai mondiali di Firenze». E ci riuscirà: in quel mondiale sarà ottava.

Papà Nando prepara il caffè. Si aggira nel salotto discreto. Silenzioso. E’ stato per 32 anni il tecnico della nazionale di sci di fondo, ha seguito la moglie, poi il figlio Paolo, ciclista, che ha aperto la strada a Elisa. Ne ha visti tanti di atleti. «E’ sempre stata così fin da piccola – dice – quando prepara un obiettivo non tralascia nulla: pignola, decisa, determinata».

Ornavasso, la famiglia, il ciclismo: è qui il mondo di Elisa dove la campionessa piemontese si rifugia, adesso anche insieme al marito Jacopo Mosca.
«Bastano poche ore, pochi giorni – raccontava Elisa prima del Giro d’Italia Women – ma per me sono vitali per “ricaricare le pile” e preparare un grande appuntamento».
Ed è a Ornavasso che è tornata dopo aver conquistato la maglia rosa.
Prossima fermata, i Giochi di Parigi.