Tour de France, Pogacar: «Vingegaard dice che non vuole abbandonare la battaglia e io gli do ragione»

Pogacar
La vittoria di Pogacar alla tappa 14 del Tour de France (Foto A.S.O./Billy Ceusters)
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«Abbiamo fatto un corto giro in bici – inizia a spiegare Tadej Pogacar al secondo e ultimo giorno di riposo del Tour de FrancePoi ci siamo fermati in una pasticceria e, senza dirlo al mio nutrizionista, ho mangiato il brownie più buono che abbia mai assaggiato».

Vingegaard ha detto che quella del Plateau de Beille è stata la sua miglior prestazione di sempre, cosa ne pensi?

«Penso che siamo stati tutti testimoni di una delle migliori scalate di sempre, anche per me. Quando ho controllato i miei dati alla fine della tappa ho pensato che fosse assurdo: non ho mai sviluppato numeri elevati come quelli che ho fatto dopo la tirata di Jorgenson quando poi si è messo in testa Vingegaard. Si vede che Jonas è venuto qui davvero preparato per puntare alla vittoria e ieri finalmente la sua squadra ha mostrato le palle: quindi chapeau alla Visma, hanno fatto una bella corsa».

Tu, Vingegaard ed Evenepoel avete battuto il record di scalata del Plateau de Beille che era di Marco Pantani.

«Il ciclismo si è evoluto tantissimo. Sei anni fa, quando mi sono unito all’UAE Team Emirates, era tutto completamente differente. Non è per parlare male della squadra, semplicemente se guardo oggi e guardo il mio primo grande Giro vedo tantissime differenze. Credo che siamo andati così forse su quella salita anche grazie alle nuove tecnologie e ai nuovi strumenti che ci supportano. Ci sono i ritiri in altura, i piani di allenamento, la nutrizione. Tutti sono concentrati sul singolo grammo di cibo, sul singolo watt che si fa in salita: è impressionante vedere come sono cambiate le cose in soli sei anni. Le squadre del WorldTour sono pronte a spingerci a scoprire i nuovi limiti».

Quindi è cambiato anche il tuo piano alimentare ultimamente?

«Semplicemente sei anni fa era tutto basato sui carboidrati: a colazione dovevamo mangiare pasta o riso in bianco o un’omelette. Ora abbiamo una colazione più normale: ancora omelette, ma anche porridge, pancakes, pane. Già questo fa la differenza, poi pesiamo tutto e ogni cibo ha un orario specifico a cui deve essere mangiato. Quando Gorka (Gorka Prieto-Bellver, il nutrizionista della UAE, ndr) si è unito alla squadra, un anno dopo il mio arrivo, ho faticato moltissimo ad abituarmi al suo piano. Ci ho messo quattro anni per iniziare a seguirlo seriamente perché è difficile mentalmente».

Il corridore che probabilmente ha sorpreso di più in questo Tour de France è Remco Evenepoel. Che tipo di rapporto avete?

«L’ho sempre guardato in TV pensando che fosse un vero campione, che non gli interessa molto degli altri ma solo di fare bene lui. In questi anni non abbiamo quasi mai gareggiato insieme e correre l’uno contro l’altro in un grande Giro ci ha fatto crescere entrambi. È bello gareggiare con lui, in gruppo ha sempre rispetto per tutti».

L’ultima settimana è molto dura, pensi che la Visma attaccherà per batterti?

«Non penso che vogliano prendere di mira sia la tappa di venerdì che quella di sabato, penso che si focalizzeranno solo su una. Per quanto riguarda noi, correremo difendendo questo posto e loro non possono fare nulla di pazzo. Cercheremo di affrontare le salite con più uomini della squadra possibili perché insieme andiamo meglio. Ovviamente la Visma attaccherà, Jonas ha detto ieri che non lascerà la battaglia e questo è corretto. In ogni caso, il finale sarà molto duro e vedremo fuochi d’artificio da parte di tutti».

La tappa 19 con la Cime de la Bonette è una che ti spaventa per l’altezza o che ti esalta perché finisce a Isola 2000?

«Amo la Cime de la Bonette, è una bella salita che ho provato l’anno scorso ad agosto. Mi piacciono quei Passi sulle Alpi e poi la discesa che porta verso Isola 2000 dove ci siamo allenati prima del Tour. Anche la salita di Isola è molto bella, simile al Plateau de Beille: è come se fosse la mia tappa di casa perché le salite le conosco tutte molto bene».

Cosa temi di più della prossima settimana?

«Nulla, mi basta non ammalarmi e se è una cosa che si può controllare faremo di tutto per evitarlo. In gruppo gira tanto covid e sulle salite è difficile controllare cosa possono fare i tifosi. Incrocio le dita e spero di arrivare sano a Nizza».

Cosa dici di quel ragazzo che ha tirato le patatine addosso a te e a Jonas?

«Il ragazzo delle patatine è andato davvero oltre il limite, non è bello da sperimentare. All’inizio pensavo che tifando avesse fatto cadere le patatine, ma poi ho guardato il video e ho visto che lo ha fatto di proposito sia a me che a Jonas. È stata una cosa davvero stupida».

Qual è la differenza maggiore tra il Tadej Pogacar dello scorso anno e quello di adesso?

«L’anno scorso ero infortunato e avevo iniziato l’allentamento molto tardi, quest’anno sta andando tutto in modo perfetto: la preparazione, il calendario, la sensazione in bici. Penso sia la cosa più bella per un corridore».

Tadej, quanto è possibile vederti anche alla Vuelta?

«Direi che quest’anno è al 99% impossibile che mi vediate alla Vuelta, per i prossimi anni ci sarà più possibilità di vedermi».