Giro Next Gen, Privitera influenzato arriva 3° a Zocca: «Risultato ottenuto con la determinazione»

Nonostante si sia ammalato alla prima tappa del Giro, Samuele Privitera è arrivato terzo alla 7ª tappa (Foto Zannoni)
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«Ho ancora troppo catarro e tosse per essere competitivo come prima» ha scritto Samuele Privitera ieri sera sui social. Meno di ventiquattro ore dopo, ha trasformato la sua frustrazione in forza e determinazione, e a Zocca è arrivato terzo ottenendo la sua miglior prestazione stagionale.

Samuele, ma non avevi detto di stare male?

«Sì, infatti sto ancora male. Mi sono ammalato durante il Giro ed è stato anche piuttosto frustrante. Due settimane prima dell’inizio della corsa avevo fatto l’Isère in Francia ed ero andato bene, nei giorni successivi ho visto la mia forma in crescita e quindi sono venuto al Giro molto fiducioso di fare bene».

E poi cosa è successo?

«La sera dopo la cronometro ho iniziato a stare male e i due giorni successivi ho avuto 38,5° di febbre. Pensa che alla tappa di Pian della Mussa non volevano farmi partire anche perché la notte prima avevo dormito tre ore. Ho insistito io e in qualche modo sono arrivato a fine tappa. Le due frazioni che sono venute dopo erano più semplici, ieri a Fosse invece nemmeno riuscivo a respirare da quanto catarro avevo. Oggi ho pensato: “ma posso finire il Giro e averlo corso così?”. Sentivo di dover fare qualcosa per rispetto della forma che avevo alla vigilia della corsa. Alla fine, dando tutto e anche di più, ce l’ho fatta a ottenere un bel risultato».

Quindi questo piazzamento lo hai ottenuto più di testa che di gambe?

«Assolutamente sì. Io sono uno che quando si mette in testa una cosa fa di tutto per ottenerla. Oggi l’ho fatto anche per ripagare la squadra per il supporto che mi ha dato. Hanno sempre creduto in me nonostante sapessero che non stavo bene quindi era necessario portare a casa un bel risultato».

Samuele Privitera, Hagens Berman Jayco, al suo primo Giro Next Gen (Foto Zannoni)

Alla vigilia del Giro, che tipo di corsa voleva fare la tua Hagens Berman Jayco?

«I piani all’inizio erano di fare classifica generale con me e con Gonçalo Tavares e decidere dopo la cronometro come impostare il Giro al meglio. Visto che alla prima tappa avevamo ottenuto risultati simili, abbiamo deciso di continuare a puntare entrambi alla classifica e poi essere di supporto a Kasper Andersen per le volate (quinto a Saint Vincent e ottavo a Cremona, ndr). Tutto è cambiato a Pian della Mussa quando io sono stato male e Tavares ha avuto dei problemi meccanici per cui è uscito di classifica».

Dopo un inizio sfortunato, oggi hai fatto un bel regalo alla squadra.

«Se l’ho fatto è davvero grazie alla squadra e al team manager Axel Merckx che mi ha sempre motivato dicendomi che sarebbe arrivato il mio momento e oggi quel momento me lo sono andato a cercare. Dopo venti chilometri ho attaccato per primo per portare via la fuga anche sulla salita. Ho sofferto? Certo, ma fare terzo in queste condizioni non è niente male».

E infatti hai esultato all’arrivo.

«Ero abbastanza emozionato effettivamente, non tanto per il risultato quanto per la consapevolezza di aver resistito ed essere rimasto al Giro nonostante ci fossero tutti i motivi per abbandonarlo. Quando ho visto la linea d’arrivo ho pensato a quando a Pian della Mussa rischiavo di non partire e invece qui a Zocca sono arrivato terzo. Mi ha fatto riflettere tanto questa giornata, mi sono reso conto di quanto sia cresciuto in questo Giro».

Samuele Privitera insieme a Huub Artz (Wanty-Re Uz-Technord), vincitore della tappa di Zocca al Giro Next Gen (Foto LaPresse)

Pensando a dove eri lo scorso anno, senti di aver fatto tanti passi in avanti?

«Da quando lo scorso inverno ho fatto da stagista con la mia attuale squadra e di più quando in estate ho firmato il contratto, l’obiettivo era di fare questi risultati in corse di rilievo con tappe dure come quella di oggi. La squadra mi ha sempre messo nella miglior condizione quindi quello che ho ottenuto oggi è solo l’inizio».

C’è qualcosa in cui vorresti migliorare?

«Mi piacerebbe migliorare le mie prestazioni a cronometro, soprattutto in quelle brevi ed esplosive. Ci sto già lavorando, si tratta principalmente di usare il mezzo per più tempo. Del resto devo dire che vedo già miglioramenti sulle salite brevi dove serve esplosività».

Che corridore vorresti essere?

«Le caratteristiche che ho ora sono quelle che vorrei continuare ad avere per il resto della mia carriera: un corridore esplosivo che può fare classifica generale e la cui forma migliora al passare delle tappe».