Dal Gravel al World Tour: perché le selle hanno inclinazioni sempre più pronunciate?

Pogacar
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La vittoria di Lachlan Morton alla Unbound Gravel 200 ha attirato l’attenzione su un dettaglio molto curioso riguardante la sua posizione in bicicletta. Ex ciclista professionista del World Tour per il team EF Education-EasyPost, Morton è noto per le sue scelte tecniche particolari e le sue posizioni in bicicletta estreme. La sua SuperSix Evo SE, una bicicletta che combina caratteristiche da strada e ciclocross, presentava una sella con un avanzamento e un’inclinazione negativa davvero pronunciati, una scelta in antitesi con la natura della disciplina gravel che generalmente ricerca posizioni più comode, in considerazione delle geometrie dei telai utilizzati.

Morton, come altri nel mondo gravel, ricerca una posizione molto orientata all’aerodinamica. Tuttavia, ciò che ha suscitato maggiore curiosità è proprio la posizione insolita della sella, specialmente considerando le lunghe distanze e le molte ore in bicicletta che caratterizzano gare come la Unbound Gravel 200. Anche il vincitore dell’ultimo Giro d’Italia, Tadej Pogacar, utilizza una sella con un’inclinazione pronunciata, sebbene inferiore a quella di Morton.

Per approfondire la questione, abbiamo parlato con Enrico Pirondini, biomeccanico di diversi professionisti come Scaroni, Velasco, Gazzoli, Piccolo e Covi, che applica questo tipo di soluzioni presso il centro FPlab fondato insieme ad Alessandro Fedeli, ex professionista della Q36.5.

«Il discorso è abbastanza semplice – esordisce Pirondini – la sella inclinata, senza entrare troppo nei dettagli troppo tecnici, è utile per diversi motivi. In primo luogo, massimizza la rotazione del bacino e migliora quindi la posizione della schiena in bicicletta. Inoltre, diminuisce le pressioni nelle zone molli, aiutando a scaricare le pressioni dovute spesso a un dislivello sella-manubrio molto accentuato, come avviene frequentemente nel mondo dei professionisti».

Come si pondera questo parametro? «L’inclinazione giusta non è uguale per tutti – continua – viene valutata in base al punto di equilibrio attraverso una mappatura delle pressioni e la valutazione della stabilità della seduta in sella. L’inclinazione sembra estremizzata ultimamente, ma posso dire che difficilmente si superano i 2-3 gradi di inclinazione. Per quanto riguarda la posizione di Morton, è una scelta estremamente personale che, considerando i percorsi e la disciplina, va in controtendenza rispetto a quello che si potrebbe pensare a livello biomeccanico per una gara del genere».

E su Pogacar? «La posizione di Tadej è stata molto discussa – prosegue il biomeccanico – ha una posizione estrema in questo senso. Se si considera il classico asse tra ginocchio e pedale, lui è ben oltre e questo riferimento cade dietro al ginocchio. Anche il cambiamento di sella dalla Prologo Scratch alla Nago R4, una sella con punto di seduta avanzato, è il risultato di un’esasperazione di tutti i parametri verso una posizione che offra la massima spinta possibile, ma che non è affatto facile da sostenere. Non giudico se sia l’ideale o meno, chiaramente i risultati parlano da soli, ma è una posizione che la maggioranza dei ciclisti non riuscirebbe a mantenere. Ogni ciclista ricerca un posizionamento in sella che offra le migliori prestazioni nel settore in cui deve emergere. Uno scalatore ha una spinta diversa rispetto a un velocista o a un passista, o meglio, cambia il modo e la spinta nell’ambito dove si cerca la migliore performance».