Qualche tempo fa abbiamo ampiamente discusso sulla scelta di Tadej Pogacar di utilizzare, in questa stagione, delle pedivelle da 165 millimetri. Partendo dal corridore sloveno abbiamo sviscerato e analizzato i motivi dietro questa decisione e le implicazioni che ne derivano.
Al Giro d’Italia, nonostante la tendenza della maggioranza dei corridori negli ultimi tempi sia quella di accorciare questo componente, c’è ancora chi rimane fedele a una configurazione più tradizionale. Ben O’Connor, corridore della Decathlon AG2R La Mondiale Team, continua infatti a preferire pedivelle da 175 millimetri. Questa scelta è sicuramente influenzata dalla struttura fisica longilinea dell’atleta, che sfiora il metro e novanta di altezza.
Perché alcuni ciclisti continuano a preferire pedivelle da 175 millimetri nonostante gli ultimi sviluppi? In un confronto passato sulle tendenze biomeccaniche, Paolo Ferrali, biomeccanico toscano, ha sollevato dubbi sulla considerazione di una pedivella più corta come soluzione definitiva. Ferrali suggerisce invece di comprendere e riflettere attentamente su come agire su questo fattore anziché adottare una scelta standard.

«La scelta delle pedivelle è soggettiva – spiega il toscano – e si basa su diversi parametri come la potenza espressa in relazione alla cadenza, le caratteristiche anatomiche del corridore, la lunghezza della tibia e la distanza dal tallone al metatarso. Utilizzando questi dati e facendo alcuni calcoli, è possibile individuare teoricamente la lunghezza ottimale della pedivella. In seguito, si tiene conto della cadenza preferita del ciclista e ci si regola di conseguenza. È importante considerare anche l’uso che verrà fatto delle pedivelle: una pedivella più lunga sfrutta maggiormente la muscolatura della gamba, mentre una più corta favorisce una maggiore cadenza facendo lavorare maggiormente l’atleta a livello cardiaco».
Nei corridori con un cavallo elevato che pedalano con un’altezza sella “significativa”, abbiamo riscontrato, parlando con alcuni praticanti, che la riduzione della lunghezza delle pedivelle può provocare dei fastidi a livello articolare nella zona dell’anca. Questo è dovuto alla variazione durante la pedalata dell’angolo tra busto e anca, un parametro che può offrire un vantaggio aerodinamico abbassando di qualche grado l’inclinazione della schiena. Tuttavia, questa modifica deve essere tollerata dal fisico dell’atleta e non deve mettere il corpo sotto troppo stress, rischiando di ottenere un effetto controproducente.
In conclusione, la decisione di Ben O’Connor di utilizzare pedivelle da 175 millimetri riflette una filosofia più tradizionale, ma si adatta bene alla sua morfologia. La sua altezza e le gambe lunghe suggeriscono che pedivelle più lunghe potrebbero offrirgli una migliore leva e una pedalata più naturale.













