Roglic si racconta: «Il Tour non è un’ossessione, ma devo provarci per non avere rimpianti»

Roglic Fabbri
Primoz Roglic, esausto, al termine della cronometro con arrivo alla Planche des Belles Filles al Tour de France 2020 (foto : Yuzuru SUNADA)
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Una delle operazioni più importanti di Ciclomercato fatte in questi mesi è il passaggio di Primoz Roglic alla Bora-hansgrohe, lasciando così la Jumbo-Visma dopo otto stagioni piene di successi. Nei giorni scorsi lo sloveno ha raccontato i motivi della sua scelta a Cyclingnews, ripercorrendo anche la sua carriera e raccontando il suo legame speciale con il Giro d’Italia.

«Ho iniziato tardi a pedalare e quindi non mi importa del passare degli anni. Quando hai la possibilità di realizzare le cose che sogni, devi farlo per tutto il tempo che vuoi. Continuerò a correre finché mi divertirò. Adesso mi diverto e quindi rimango nel mondo del ciclismo. Quando capirò che voglio fare altro nella vita, lascerò spazio ai giovani che stanno emergendo», così esordisce nell’intervista il classe ’89.

Roglic, infatti, si è avvicinato al ciclismo in età più avanzata rispetto ai colleghi. Lo sport praticato dal 33enne ormai ex Jumbo-Visma fin da bambino, infatti, non aveva a che fare con una bici: «Il salto con gli sci è uno sport completamente diverso. Finisce tutto in un paio di secondi, mentre la corsa in bicicletta dura ore e ore. Questo sport, però, mi ha dato molto e quello che sono diventato come ciclista lo devo anche al salto con gli sci. Ho sempre usato tecniche di meditazione e visualizzazione imparate da bambino, che poi si sono rivelata utili anche sulla bici. Sicuramente non avevo la resistenza, ma avevo altre piccole abilità che mi hanno aiutato. Poi ho imparato abbastanza velocemente a stare in gruppo».

Tornando al ciclismo Roglic afferma: «La mia carriera ciclistica si è poi sviluppata passo dopo passo, fare alcuni step è stato più veloce che farne altri, ma ho sempre proseguito la mia crescita in facendo un passo dopo l’altro. Nel 2017 ho vinto la Volta ao Algarve e poi la prima gara WorldTour. Quindi, il Giro d’Italia 2019 è stata la prima volta in cui sono stato capitano di una squadra e ho provato a vincere un Grande Giro. Non sapevo di poter essere un buon cronoman, e ho mancato la vittoria della prima tappa, e quindi la maglia rosa, per un decimo di secondo da Tom Dumoulin. Ma ho deciso che volevo vincere la seconda cronometro, anche se in realtà non avevo mai corso una cronometro di oltre 40 chilometri. Abbiamo deciso di provarci ed è stata la mia prima vittoria di tappa in un Grande Giro».

Quella corsa rosa sarà anche il suo primo podio in un grande Giro, chiudendo alle spalle di Carapaz e Nibali. La vittoria però è arrivata quest’anno. «Arrivare terzo nella tappa del Monte Bondone nel Giro 2023 è valso come un successo per me. Non avevo le gambe quel giorno, ma correre i Grandi Giri non significa essere sempre primi. Si tratta di dare qualcosa in più in certi momenti chiave. L’ho fatto nella tappa del Bondone per poter lottare ancora per la vittoria nella generale nelle tappe finali. Questo è stato uno sforzo necessario per ribaltare la corsa rosa nella cronoscalata del Monte Lussari. Sono stato molto felice di aver potuto dare il massimo su quella salita, che per me ha un significato speciale vista la mia carriera nel salto con gli sci. Infatti lì ho vinto un titolo mondiale junior. Il sostegno della gente e poi la folle cronometro erano tutto ciò che potevo desiderare. Il problema meccanico non lo volevo, ma l’abbiamo sistemato in fretta e poi ne avevo ancora abbastanza per finire».

Tante le belle vittorie per lo sloveno in carriera, ma Primoz ha in mente anche qualche sconfitta che ancora brucia. Una su tutte il Tour de France 2020 perso alla penultima tappa, nell’ormai famosa cronometro di La Planche des Belles Filles: «Ero lì per vincere e portare a termine il lavoro, quindi è stata dura quando ho perso. Ma guardando indietro devo esserne felice perché poi ho vinto tante cose. Forse avrei potuto vincere il Tour, ma poi forse non avrei vinto tutto quello che ho vinto, quindi il Tour 2020 in realtà mi ha dato molto. Dipende sempre da come guardi le cose nella vita».

Probabilmente il cambio squadra e il passaggio alla Bora-hansgrohe, dove sarà il capitano indiscusso alla Grande Boucle, è proprio finalizzato proprio all’obiettivo di vincere quella maglia gialla mancata tra anni fa. «Non voglio dire che il Tour sia un’ossessione. Ho vinto tanto e quindi, anche se mi fermassi subito, sarei super orgoglioso di quello che ho vinto e di quello che è successo. Ma è mia responsabilità provarci, fare tutto quello che posso per vincere, non avere rimpianti ed essere orgoglioso di ciò che accade».