Masciarelli: «Ho scoperto di avere la pericardite dopo un incidente in allenamento con Ciccone»

Masciarelli
Lorenzo Masciarelli, da quest'anno in forza alla Colpack-Ballan (foto: Colpack-Ballan)
Tempo di lettura: 4 minuti

Dopo 5 anni in Belgio, dove si è sviluppato e confermato come un talento nel ciclocross, Lorenzo Masciarelli ha deciso di tornare in Italia e firmare con la Colpack-Ballan, per provare a mantenere vivo il suo sogno del professionismo su strada. Purtroppo per il corridore abruzzese un brutto problema fisico sta limitando la sua prima stagione tra gli Under 23.

Sei fermo da qualche mese, ci spieghi bene cosa hai avuto?

«Mi è stata diagnosticata una pericardite che purtroppo mi sta tenendo lontano dalle corse da inizio maggio. Ora però sto in ritiro a Livigno con la squadra e nelle prime settimane di agosto dovrei tornare a correre».

Come hai scoperto di avere questo problema?

«Ero in allenamento con Giulio Ciccone, quando a una rotonda una macchina non si è fermata allo stop e mi ha colpito. Io a quel punto sono stato portato in ospedale per accertamenti dopo l’incidente e per fortuna non avevo nulla di rotto, ma facendomi la TAC hanno scoperto di questa pericardite. Siamo però riusciti a prenderla in tempo e quindi non avrà grandi strascichi».

Conseguenza del Covid?

«Probabilmente sì. Inizialmente si era pensato fosse dovuto alla caduta, ma non avendo battuto il petto questa possibilità è stata esclusa presto. Non si ha la certezza, ma i medici dicono che dovrebbe essere una conseguenza del virus, più che del colpo».

Masciarelli
Lorenzo Masciarelli in allenamento con la nuova squadra (foto: Colpack-Ballan)

Ti capita spesso di allenarti con Ciccone?

«Sì. Un paio di volte l’anno usciamo insieme. Succede soprattutto quando siamo entrambi in zona, viviamo a pochi chilometri di distanza. Nell’occasione lui si era appena ripreso dal Covid e io ero caduto in corsa qualche settimana prima. Quindi entrambi ci stavamo allenando per ritrovare la condizione».

Che rapporto avete? Com’è pedalare con Giulio?

«Ci conosciamo da tempo, per me è un amico importante e mi dà tanti consigli preziosi. Giulio è una persona simpaticissima, con lui non ci si annoia mai. Però è un professionista vero. Quando si allena per preparare un appuntamento ha in testa solo quello, è molto forte e che dà tutto anche in allenamento. In più non fa pesare la sua fama e ci si allena bene e volentieri insieme».

Dopo quattro anni in Belgio, di cui due con la Bingoal tra team giovanile e squadra professionistica, sei tornato in Italia con team Under 23 di primo piano come la Colpack. Come mai questa scelta?

«In questa decisione sicuramente influisce molto la voglia di correre di più su strada e gare di maggior spessore. La Bingoal, infatti, è una squadra professionista, che però non ha un gran calendario su strada, ma si concentrava di più sul ciclocross. Inoltre in Belgio non correvo con i coetani, ma affrontavo soprattutto i professionisti, senza però avere le possibilità di competere e di crescere».

«Con la Colpack, infatti, eravamo d’accordo perché io facessi le principali corse a tappe della categoria, come il Giro Next Gen e il Valle d’Aosta… Queste sono eventi importanti a cui prendere parte prima di passare tra i pro e che con la Bingoal non avrei mai potuto correre. Purtroppo questo problema mi ha complicato i piani e quest’anno non sono riuscito a disputarle, ma spero di poter essere al via nella prossima stagione».

Ora pensi di mettere da parte il ciclocross?

«Mettere da parte, no. Però il mio sogno è sempre stato passare tra i pro su strada. Quindi quando è arrivata la proposta della Colpack, ho accettato subito. Dal prossimo anno sarà complesso, se non impossibile, fare un calendario completo in entrambe le discipline, visto che tanti eventi si accavallano. Però proverò a essere presente a tutte le principali corse sia su strada, sia nel ciclocross. Anche perché, come insegnano i vari van der Poel, van Aert e Pidcock, la multi disciplina si può fare. Ovviamente, se ci sarà da fare qualche sacrificio, lo farò nel ciclocross. L’obiettivo è diventare un professionista su strada e quindi non posso permettermi passi falsi».

Masciarelli
Lorenzo Masciarelli in azione in questa stagione (foto: Colpack-Ballan)

Cosa ti porti dietro dagli anni in Belgio?

«Ovviamente l’esperienza fatta su è stata fantastica, che in Italia non avrei mai potuto fare. In totale sono stati 5 anni importantissimi, pieni di esperienze significative e che mi hanno aiutato a crescere. Poi lì ero il più piccolo e tutti mi hanno sempre coccolato e cercato di darmi consigli, di cui io ho fatto tesoro per svilupparmi».

Con le classiche che rapporto hai?

«Sul pavé mi trovo bene e soprattutto con il Fiandre ho un buon rapporto. Anche perché io vivevo proprio lungo le strade della corsa fiamminga. Quindi come uscivo mi andavo ad allenare sui storici muri come il Kwaremont e Koppenberg. Abitavo proprio a 2 km da quest’ultima. Poi lì è impressionante l’aria che si respira quando si avvicina il weekend della corsa. Addirittura un mese prima del via trovi striscioni, tendoni, scritte e tanto altro lungo tutto il tracciato. Ho provato anche una Roubaix, ma penso sia troppo duro per me».