Garofoli: «Preparo l’Italiano, ho un Nibali che mi fa da chioccia, e sogno le corse a tappe»

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Gianmarco Garofoli al Tour of Oman 2022
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Nonostante lo scorso anno un problema di miocardite abbia costretto Gianmarco Garofoli a saltare quasi tutta la stagione, l’Astana ha deciso di puntare sul ragazzo e di promuoverlo dal team di sviluppo alla squadra professionistica. Il marchigiano, quindi, sta vivendo la sua prima stagione tra i grandi e ricevendo l’opportunità di affrontare anche gare di primissimo livello.

Per te questo è il primo anno da professionista. Come sta andando?

«Molto bene. Il mio obiettivo per questa stagione è mettere tanti chilometri nelle gambe, anche perché lo scorso anno sono stato fermo per diverso tempo, e fare esperienza in corse importanti. Dalle gare di questa stagione esco sempre con tanti spunti di riflessione e conoscenze nuove che mi saranno fondamentali per il mio futuro».

Hai già corso gare World Tour come Giro di Romandia e Giro del Delfinato. Che sensazioni hai avuto? Com’è fare il salto di categoria?

«Le sensazioni sono state buone. Ovviamente correre a questo livello è totalmente un altro sport. Anche solo la differenza tra gare World Tour e professionistiche non classificate come tali è abissale. Se poi parliamo di gare Under 23 il divario aumenta. La differenza la vedi soprattutto nell’andatura. Quando forzi un po’ il ritmo nelle gare inferiori solitamente rimangono in 20/30 corridori, quando lo fai in quelle World Tour non si stacca nessuno. Per ridurre il gruppo devi fare una fatica eccessiva, che poi solitamente paghi».

Quest’anno il tuo miglior risultato è arrivato proprio al Giro di Romandia, un quinto posto nella tappa finale. Com’è andata?

«Non è stata una tappa facile. Venivamo da cinque giorni dove abbiamo corso al massimo e anche l’ultima frazione siamo andati a tutta. Ai -20 eravamo rimasti una trentina di corridori. Poi la Movistar ha fatto un lavoro eccezionale da dietro per Gaviria e ha riportato sotto un gruppo di una cinquantina di corridori. Quindi è stata una volata di gruppo, ma il percorso era veramente ostico e siamo arrivati negli ultimi 10 chilometri tutti abbastanza finiti. Si può dire che è stata una volata soprattutto di resistenza, dove chi ne aveva di più ha fatto meglio».

Quest’anno non hai mai corso gare per gli Under 23, a eccezione della 2 Giorni Marchigiana e del Trofeo Castelfidardo, nonostante tu debba ancora compiere 21 anni. Ad esempio, al posto del Delfinato, non era meglio correre il Giro Next Gen per crescere ancora?

«No, perché da quando ho preso la decisione di passare professionista non trovo più la motivazione per correre gare under. Inoltre, non la troverei neanche giusta come scelta nei confronti dei miei avversari. In quanto io che ho la possibilità di correre gare come il Delfinato, di allenarmi con i professionisti e di abituarmi ad altri ritmi, se poi vado a fare una corsa sotto categoria il mio livello sarà nettamente più alto. Questa cosa non la trovo una cosa corretta».

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Gianmarco Garofoli ai Campionati europei di Trento nel 2021

Scelta allora dovuta non solo a motivi tecnici, ma anche etici?

«Sì, se vedi i miei colleghi che corrono sia gare per i professionisti, sia per gli under 23 vanno al doppio. Ad esempio il mio compagno Federov che lo scorso anno ha corso e vinto i Mondiali U23, ma qualche settimana prima aveva fatto la Vuelta…».

Quindi non ti vedremo neanche all’Avenir o al Mondiale Under 23?

«Quello non lo so. Il Giro è un qualcosa che si fa con la squadra e con il team abbiamo optato per questa linea. Ossia prediligere le corse professionistiche. A livello Nazionale già la questione cambia, se il ct mi chiamasse e mi chiedesse di partecipare a corse Under 23 con la Nazionale io sarei disponibile a farle. Quando si parla di maglia azzurra la questione cambia».

Quale sarà la tua prossima gara?

«In questo momento sto preparando i campionati italiani. Ho già visto il percorso e mi piace molto. È un tracciato molto duro e adatto alle mie caratteristiche, quindi voglio far bene e sono sicuro che sarà una bella esperienza».

Ma potremmo vederti esordire già quest’anno in un grande Giro. Ad esempio alla Vuelta?

«Non ho ancora nulla in programma dopo il campionato italiano. Però non escludo che la squadra possa propormi di correre la Vuelta. A me piacerebbe molto, ma tanto dipenderà dal prosieguo della stagione e dalla mia condizione fisica, oltre che ovviamente dalle scelte del team».

Singapore Criterium 2022 – Samuele Battistella – Gianmarco GAROFOLI – Vincenzo Nibali – Antonio Nibali

In prospettiva futura pensi di poter diventare un corridore capace di vincere, o comunque fare classifica, nelle corse a tappe?

«Sì, penso di essere un corridore che può far bene in corse di più giorni perché ho un buon recupero e vado bene in salita. Ovviamente ancora è presto per dire se potrò vincere o meno, però di avere le caratteristiche per fare bene».

Ce ne è una in particolare che ti piace e che vorresti vincere?

«No. Sicuramente quando riuscirò a correre il Giro d’Italia o la Tirreno-Adriatico, che passa spesso vicino a casa mia, sarà un’emozione molto forte. Però anche il Delfinato che ho concluso da poco mi è piaciuto molto e voglio tornarci presto con altri obiettivi. Anche perché questa corsa, insieme al Tour, sono secondo me le gare a tappe più complesse da interpretare, in quando il parterre dei corridori presenti è il più alto che si possa trovare nel ciclismo».

Visti i tanti veterani in squadra, c’è ne è qualcuno in particolare che ti ha preso sotto la sua ala protettrice?

«Durante questa stagione ho avuto la possibilità di mettermi a disposizione sia di uno corridore da classifica come Lutsenko, sia velocista del livello di Cavendish. Ovviamente per me correre per capitani di questo livello è una continua occasione di crescita e ho anche avuto la fortuna di riuscire a instaurare un bellissimo legame con entrambi. Però, se devo fare il nome del corridore che più mi sta facendo da chioccia, quello è Antonio Nibali. Ci alleniamo spesso insieme e, ancora prima che un grande amico, per me è un punto di riferimento e un esempio da seguire. Antonio mi dà sempre tanti consigli utili, che poi sfrutto in gara per migliorarmi».

Correndo per l’Astana stai avendo la possibilità di vivere in prima persona l’ultima stagione di una leggenda come Cavendish. Che sensazioni ti dà? Sapevate di questa sua scelta di ritirarsi a fine stagione?

«Io personalmente non lo sapevo, anche se effettivamente era intuibile come scelta visto che aveva firmato un contratto annuale con l’Astana. Onestamente mi reputo molto fortunato di poter correre a fianco a un campione del genere nel suo ultimo anno di carriera. Da lui ho imparato tanto su come guidare la bici in mezzo al gruppo, come affrontare le volate e qual è il modo migliore per farsi spazio nel gruppo durante gli sprint».