Favola Vergallito, dall’università a Van der Poel: «Io non mollo mai»

Vergallito
Luca Vergallito sul podio della Oberösterreich Rundfahrt 2023 (Alpecin-Deceuninck)
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Quella di Luca Vergallito è una storia di determinazione e perseveranza. È la storia di un bambino che ha sempre creduto di poter essere un’atleta professionista e che, anche una volta lasciato il ciclismo dilettantistico, anche dopo aver cominciato a studiare all’università, ha sempre creduto che un giorno avrebbe avuto l’occasione di realizzato il suo sogno. Quell’occasione è arrivata e lui è stato bravo a sfruttarla. Però, la strada per arrivare a questo risultato è stata tutt’altro che semplice. 

«Mi sono avvicinato tardi al ciclismo, perché prima ho praticato altri sport».

Che sport hai fatto?

«Ho fatto sia atletica, che triathlon. Il mio sogno fin da piccolo è di diventare un atleta professionista e quindi, quando mi sono accorto che non avevo il talento per competere in questi sport, ho provato a cimentarmi con il ciclismo. Io sono sempre stato molto appassionato a questa disciplina e lo stesso passaggio al triathlon è stato più un avvicinamento al ciclismo, che un vero tentativo di sfondare in quello sport».

In che senso hai usato il triathlon come avvicinamento al ciclismo?

«Perché avendo iniziato tardi e non avendo i contatti non era facile trovare una squadra di ciclismo per me. La mia associazione di atletica, la CUS Pro Patria Milano, aveva però anche la sezione del triathlon e così ho iniziato (per un anno e mezzo) a mettermi in mostra. Poi quando ho avuto le prime offerte dalle juniores di ciclismo ho cambiato sport».

Raccontaci un po’ la tua esperienza nelle categorie minori.

«Ho iniziato con il Team Giorgi, poi ho fatto due anni tra i dilettanti tra Named e Overrall, ma senza grandi risultati. Quindi ho poi abbandonato la parte agonistica per dedicarmi ad altro»

Dopo il tuo ritiro, nel 2017, ritorni alle corse lo scorso anno con la vittoria della Zwift Academy. Ma nel mezzo cosa è successo?

«Una volta ritirato dall’agonismo ho comunque continuato a pedalare per passione e a tenermi allenato, ma ho anche iniziato il percorso universitario. Mi sono iscritto a scienze motorie, laureandomi in triennale, e attualmente sto portando avanti anche la magistrale. Nella mia idea c’era un domani l’obiettivo di diventare un preparatore atletico. Lavoro che mi piace e che comunque sto tuttora facendo».

La tesi triennale su cosa l’hai fatta?

«Sempre collegata al mio percorso di preparatore, ossia sugli allenamenti in climi caldi e sugli effetti che ciò può portare sugli atleti».

Come mai hai preso parte al progetto Zwift?

«Perché comunque io mi sono sempre tenuto allenato e vedevo dei progressi nel corso dei mesi e degli anni. Io, dal mio canto, non ho mai abbandonato il sogno del professionismo. Tant’è che qualche contatto con il ciclismo professionistico c’è stato».

Luca Vergallito con la maglia della squadra amatoriale cuneese OM.CC (Officine Mattio Cycling Club), in cui militava prima di passare professionista con la Alpecin-Deceuninck

Qualche squadra ti ha cercato in passato?

«Si, qualcuno che si era mostrato interessato negli anni a darmi qualche possibilità c’è stato, sia tra le squadre Professional, sia tra le World Tour. Solo che sono sempre e solo stati contatti. Mai nulla di concreto. Anche perché al momento di decidere spesso mi dicevano che avevo numeri ottimi, ma pesava sulla scelta il fatto che non avessi esperienze a livello di gare. Quindi spesso mi preferivano corridori under 23, magari con numeri minori, ma con più esperienza di gare alle spalle».

Quindi sono state queste motivazioni a spingerti a partecipare alla Zwift Academy. Per chi non lo sapesse ci spieghi cos’è?

«È un contest, il cui vincitore guadagna una possibilità di firmare un contratto professionistico con la squadra di sviluppo della Alpecin-Deceuninck».

Il format come funziona? Come arrivi a vincere il contratto?

«Lo scorso anno siamo partiti in 160mila, chiunque poteva partecipare, e c’erano delle prove che facevi da casa e da cui loro prelevavano dei dati. Passavano la prima selezione solo cinque donne e cinque uomini, i quali poi prendevano parte alla finale che si svolgeva in una settimana in Spagna. La finale comprende una serie di prove, sia indoor che outdoor, alle quali assiste tutta la troupe di GCN e di Zwift, oltre che diversi membri dello staff e alcuni i corridori delle due squadre collegate. Alla fine del contest vengono comunicati i vincitori, un maschio e una femmina, che vincono il contratto con la Alpecin-Deceuninck Development e la Canyon SRAM».

Tornando al presente. Com’è cambiata la tua vita dopo aver vinto il contest?

«Il cambio drastico è stato soprattutto nel rapporto di tempo che mi impegna l’allenamento e il ciclismo in generale, rispetto a prima. Fino allo scorso anno il fulcro della mia giornata era dedicato al mio lavoro di preparatore. Lavoro che faccio ancora, ma ovviamente con tempi molto più ristretti»

Domenica hai centrato la prima vittoria tra i professionisti. Era previsto che provassi a vincere dopo aver lavorato per tutto il Giro dell’Alta Austria per Kielich?

«In realtà io non avrei dovuto neanche essere presente e quando mi hanno comunicato la presenza non nego che non ero neanche felicissimo… Avevo appena concluso il Giro di Norvegia, quando mi hanno chiamato per dirmi che avrei preso parte a questa corsa per l’assenza di un mio compagno. La sera stessa stavo a Milano per rifare i bagagli e la mattina dopo ero su un volo per l’Austria»

Quando hai capito che poteva essere il tuo momento?

«Una volta saputo che avrei corso in Austria ho visionato il tracciato e notato che l’ultima tappa si adattava molto alle mie caratteristiche. Come detto, nelle prime frazioni mi sono messo a disposizione della squadra, ma l’ultimo giorno mi è stata data carta bianca e sono stato bravo a giocarmi le mie chance».

Zwift Academy
Morrice e Vergallito, i due vincitori dell’ultima edizione della Zwift Academy

Che emozioni hai provato per questa vittoria?

«Sono molto felice di aver già fatto centro tra i professionisti. Quando sono partito domenica sapevo di stare bene, anche se avevo speso tante energie nei giorni precedenti. Per fortuna sulla salita finale avevo buone gambe e quando è arrivato il momento giusto sono riuscito a esprimermi al meglio».

Un insegnamento che porti a casa da questo successo?

«Che bisogna sempre spingere fino all’ultimo metro e stare attenti alla propria classifica. Perché domenica ho vinto tappa e maglia, ma quest’ultima solo di un secondo e con un po’ di fortuna. Perché io ero partito senza avere in testa i distacchi nella generale e sapere di potermi ancora giocare il primo posto. Quindi ho puntato solo alla tappa e dopo l’ultima curva, una volta capito che avevo un vantaggio sufficiente sul secondo per vincere, ho smesso di pedalare per festeggiare e ho rischiato di perdere la maglia. Alla fine è andato tutto bene, ma ho sfiorato la frittata (ride)».

Che tipo di corridore sei?

«Sono uno scalatore. Non uno scalatore puro, perché peso 70 kg, anche se ben distribuiti sui 190 cm di altezza, ma comunque vado forte in salita. Non sono esplosivo o scattante, sono più un corridore di progressione, vado bene soprattutto sulle asperità di media lunghezza, 10/15 minuti, di più devo ancora testarmi».

Una corsa del calendario WT in cui ti vedi bene?

«Il Lombardia penso sia una corsa adatta alle mie caratteristiche».

Visto che sei alla Alpecin-Deceuninck hai la fortuna di allenarti e correre con un fenomeno come van der Poel. Com’è?

«Mathieu è una persona normale. Sicuramente ha un talento fuori dal comune, ma non lo fa assolutamente pesare a compagni e staff. Io non ho ancora mai corso con lui, l’ho incontrato nella settimana in Spagna alla Zwift Academy e nel ritiro di inizio stagione, ma quello che posso dirti è che van der Poel è uno dei corridori che più di tutti ci mette impegno in qualsiasi cosa faccia. Mi ricordo che a dicembre, durante il ritiro di squadra, lui stava preparando la stagione di ciclocross e tutte le sere dopo cena prendeva la bici e tornava ad allenarsi, mentre noi andavamo in stanza distrutti».

Sarai ai campionati italiani di fine giugno? Ti piace il percorso?

«Si, ci sarò. Per ora quelli sono la mia unica gara sicura per le prossime settimane. Il tracciato è adatto alle mie caratteristiche, quindi mi voglio assolutamente testare. Penso che se riesco ad arrivarci in forma, potrò fare una buona gara. Ovviamente ci saranno tanti avversari forti e non sarà facile come gara, ma sarà sicuramente in occasione per me per valutare il mio livello».