Addio a Renato Longo, leggenda del ciclocross: aveva 85 anni

Longo
Renato Longo in una foto d'archivio nella sua specialità preferita: il ciclocross
Tempo di lettura: 2 minuti

È stato il più grande ciclocrossista italiano della storia: Renato Longo è morto nella notte, a 85 anni: aveva avuto un malore sabato scorso.

Era nato il 9 agosto del 1937 San Lorenzo, una frazione di Vittorio Veneto. Aveva 14 anni quando la sua famiglia si trasferì a Milano, e lui andò a lavorare in un forno: prima in via Mascheroni, poi in via Vincenzo Monti e da ultimo in un panificio di viale Certosa. La palazzina di Viale Certosa era di Tano Belloni, l’eterno secondo che in realtà vinse due Sanremo, un Giro e tre Lombardia. È Tano a far conoscere a Renato la passione per la bici: al giovane garzone regala di tanto in tanto i biglietti per il Vigorelli.

Nel 1955, a 18 anni, Renato ha finalmente messo via soldi a sufficienza per comprarsi una bicicletta usata. Amerigo Severini gli apre le porte della sua società ciclistica. A gennaio dell’anno dopo Longo vince ad Alte Ceccato la sua prima corsa. Non smette di lavorare in panetteria: si allena a fine turno e la domenica, giorno di gare, alle quattro di notte è al forno a fare il pane e appena si fa giorno va a correre. Soprattutto ciclocross ma anche strada e qualche volta pista.

Nel 1958, a 21 anni, viene convocato per i Mondiali di Ciclocross di Limoges. Prende le ferie per andare a correre in casa dei signori del ciclocross, i francesi. Primo è Dufraisse davanti a Severini ma Longo a sorpresa finisce quarto. L’anno dopo, a Ginevra, vincerà il suo primo mondiale. Con la maglia iridata si licenzia e firma per la Ignis del cumenda Giovanni Borghi, il patron della Pallacanestro Varese. Al forno Renato guadagnava 47mila lire l’anno, alla Ignis diventano 400mila.

Di mondiali nel ciclocross ne vincerà cinque, oltre a dodici campionati italiani. Dopo aver lasciato l’agonismo, lavorerà per 25 anni alla Snia Viscosa. L’ultima volta lo abbiamo visto, in formissima, insieme al suo amico Adrie van der Poel lo scorso dicembre a Vermiglio: era andato a seguire la gara di Mathieu, di cui è stato padrino di battesimo. Lascia anche loro, oltre alla moglie Marisa e alla figlia Federica e a tutti quanti gli hanno voluto bene.