
Cosa abbiamo scoperto nella tappa che ci ha portato in Italia?
Partiamo dal Tirolo austriaco, che ci ha accolto in questi primi due giorni, aprendo di fatto la stagione estiva, quella dedicata (anche) al ciclismo: gli impianti di risalita dell’Alpbachtal sono stati chiusi domenica, d’ora in avanti si va in vacanza lì per altri motivi, come i 250 km di piste per la mountain bike e i 150 di ciclabile lungo il fiume Inn.
Se giochiamo sul piano del turismo, le altre regioni dell’Euregio non hanno niente da invidiare al Tirolo. Oggi la tappa è arrivata in Alto Adige, i corridori hanno percorso la salita verso Barbiano, la strada imperiale: si chiama così perché era quella che si faceva per andare a Roma per le incoronazioni. Mozzafiato il panorama che si sono trovati di fronte i corridori nell’altopiano del Renon, con le Piramidi di terra, impressionanti formazioni rocciose che risalgono a 35mila anni fa: belle e fragili. Sono infatti destinate a scomparire rapidamente quando il loro cappello di roccia cade dalla cima della colonna. È chiaro allora perché Tao Geoghegan Hart, il leader della corsa dopo due tappe vinte su due, abbia detto che ama l’Italia, che correre qui gli dà sempre sensazioni speciali. «Il ciclismo è uno sport che amo perché ha una storia, ed è soprattutto qui, in Italia». Parole che ci fanno bene, in un momento in cui troppo spesso vediamo nero se guardiamo in casa nostra.
Il gruppo con cui la Ineos si è presentata qui è un gruppo nuovo, ma si appresta a diventare un’abitudine: in questi due giorni li abbiamo visti tirare sulle salite come ai vecchi tempi, quando non c’era storia nei grandi Giri. Fra poco più di due settimane questa stessa squadra (più Filippo Ganna per le cronometro) proverà a far uscire il Giro d’Italia dai binari del pronostico più scontato: se tutti immaginano un duello imperiale tra Remco Evenepoel e Primoz Roglic, Geoghegan Hart, Thomas, Sivakov, Arensman e compagnia vogliono vendere cara la pelle.
Chi non vuole fare classifica ma soltanto arrivare tra i primi dieci (dopo aver chiuso il primo Giro al sedicesimo posto e il secondo al quindicesimo ma senza la perla della vittoria sullo Zoncolan) è Lorenzo Fortunato: settimo ad Alpbach, quinto oggi a Renon, è stato per due giorni il migliore degli italiani. Lo è anche in classifica: ottavo, a 32” dal leader Geoghegan Hart. Lo segue – neanche a dirlo – il quarantenne ma indomito Domenico Pozzovivo: in classifica è sedicesimo, ma è ancora il più ligio. Non a caso lui le tappe del Giro le va a vedere: una volta si chiamava ricognizione, e serve.













