Van Aert/Van der Poel: posizioni e misure, due stili a confronto

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Sale l’attesa per il Giro delle Fiandre di domenica e abbiamo pensato di mettere a confronto a livello biomeccanico i due corridori più attesi: Wout Van Aert e Mathieu Van der Poel. Iniziamo la nostra riflessione sul posizionamento in sella dei due.

Wout e Mathieu condividono alcune scelte, come quella di pedalare molto avanzati, e differiscono per quel che riguarda il telaio. Abbiamo analizzato questi tratti avvalendoci dell’aiuto di Andrea Morelli, esperto biomeccanico e preparatore del centro Mapei, che ha lavorato e lavora tuttora con ciclisti di primissimo livello.

La prima cosa che è saltata all’occhio, e che ci ha confermato Andrea, è la scelta di Van Aert di utilizzare un telaio più piccolo nonostante sia più alto di Van der Poel.

Numeri alla mano, il telaio del belga è 15 millimetri più basso e 9 millimetri più corto, con gli angoli di sterzo e piantone che sono invece molto simili per entrambi: 73,25 gradi per la Canyon di Van der Poel e 73 gradi per la Cervélo di Van Aert. Il carro posteriore e l’interasse sono rispettivamente più corti di 5 e 10 millimetri nella bici del corridore della Jumbo-Visma. Lo slooping del telaio del mezzo di quest’ultimo è un altro fattore che testimonia che il frame sia più piccolo.

Van Aert utilizza un telaio taglia 56 mentre Van der Poel un 57, in combinazione per entrambi, specialmente per l’olandese, con ruote quasi sempre ad alto profilo, ottime per sostenere le alte velocità delle gare WorldTour. La scelta della misura più piccola può dare al belga una guida più reattiva soprattutto nei percorsi nervosi con molte curve e rilanci frequenti.

La decisione di Van der Poel, più classica sia per la taglia del telaio che per la posizione in bicicletta, di adottare una misura più grande, quindi con foderi posteriori più lunghi ed un maggiore interasse, gli dà una guida più stabile e fluida nei passaggi ad alte velocità e in quei tratti di pianura e di discesa con curve ampie dove si devono mantenere velocità elevate.

«Entrambi i telai, come spesso si vede tra i professionisti, sono ribassati – ci ha confermato Morelli – La tendenza degli ultimi anni è quella di scegliere il telaio più piccolo possibile, che a volte costringe ad utilizzare degli attacchi oversize. Soprattuto nel caso di Van Aert, questa cosa è molto evidente e ben visibile dall’inclinazione pronunciata dell’attacco manubrio. La sua forma particolare può ingannare, ma in realtà serve a compensare il telaio molto basso per la sua statura».

Continuando la nostra riflessione ci siamo poi spostati sulla loro posizione in sella trovando dei tratti in comune. Entrambi pedalano abbastanza avanti, con Wout sicuramente più avanzato e più alto in sella, con una posizione complessivamente più raccolta rispetto a Mathieu.

Osservandoli in molte immagini abbiamo notato come Van der Poel sia solito pedalare in presa alta molto più spesso di Van Aert, probabilmente a causa della pratica di discipline come il ciclocross o la mountain bike, dove l’impugnatura è quasi sempre nella parte alta del manubrio.

L’olandese, per compensare la posizione più elevata, lavora molto con i gomiti piegati, come ad esempio nel finale della Milano-Sanremo. Nonostante abbia un’impostazione del manubrio più alta, riesce a schiacciarsi molto di più del rivale belga, in alcuni frangenti come se fosse addirittura più basso di lui.

Probabilmente Mathieu, a causa del passaggio frequente tra una disciplina e l’altra, mountain bike compresa (che Van Aert non pratica), ha bisogno di un compromesso a livello biomeccanico, visti anche i problemi alla schiena: quindi di una posizione che sia, nei limiti del possibile, non troppo lontana da quella che adotta nella mountain bike.

Scelte e posizione diverse per Van Aert, che pur venendo dal ciclocross utilizza molto spesso la presa bassa con le braccia quasi sempre distese, a causa del dislivello sella/manubrio particolarmente accentuato. Generalmente, pur con delle differenze, entrambi hanno in sella una posizione aggressiva e potente.

La tendenza degli ultimi anni di adottare posizioni avanzate dipende dalla volontà di ricercare una pedalata più redditizia, che utilizza molto di più il gluteo. Si sfrutta la rotazione del bacino in avanti (grazie anche all’inclinazione leggermente negativa della sella), fattore che influenza molto la posizione del tronco, schiacciandolo verso il tubo orizzontale del telaio.

Infine, discorso molto interessante sollevato da Morelli sulla scelta della posizione delle leve nella parte frontale. L’opinione di Andrea è che girandole verso l’interno non si rispetta l’ergonomia della presa e si riducono le capacità di controllo e la stabilità del polso. Inoltre, potrebbero essere addirittura svantaggiose dal punto di vista aerodinamico.

Nei due fuoriclasse l’altezza delle leve del freno è corretta: Van der Poel le ha leggermente ruotate verso l’interno, mentre Van Aert le preferisce allineate. Una soluzione in controtendenza con quella adottata dalla maggior parte del gruppo, che invece sceglie di ruotare le leve internamente.

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