Mancano sempre meno giorni all’ultima gara di Vincenzo Nibali. Un momento che metterà fine a un’intera epoca di successi per i colori italiani. Due Giri, Tour, Vuelta, due Lombardia, una Sanremo, due Tirreno e molto molto altro per uno dei corridori azzurri più vincenti della storia del ciclismo.
Si apre una nuova era per noi, ma anche per Nibali stesso che dovrà decidere cosa fare “da grande”. Lo Squalo è intervenuto a Trento dove si è svolto il Festival dello Sport e ha avuto modo di parlare della corsa rosa, dei suoi trionfi ma anche del futuro.
«Quando guardo la tv a volte mi capita di stare ad osservare i due Trofei Senza Fine. Il Giro d’Italia mi è entrato nel cuore fin da bambino, con Bugno, Chiappucci e Pantani. Mio padre era super tifoso di Moser e io da piccolo non facevo altro che guardare le sue cassette».
Dopo il Giro è arrivato il Tour, la sua vittoria più grande. Diciannove giorni in maglia gialla e quattro vittorie di tappa per un trionfo assoluto. «È stato difficile. E so bene che non è andata come dicono alcuni detrattori, ovvero che ho vinto solo perché Froome e Contador sono caduti».
Dal successo più importante al successo più bello, la Milano-Sanremo conquistata con un colpo da assoluto fenomeno. «Ero nella Bahrain e dall’ammiraglia Astana mi prendevano in giro per scherzo. Io ho risposto loro “ci vediamo all’arrivo”. Quel giorno stavo benissimo, ma aspettavo l’azione di qualcuno per unirmi. Poi ci ho provato da solo e il boato di Sanremo fu un’emozione incredibile. Le telefonate di Merckx e Gimondi dopo l’arrivo sono poi indimenticabili».
Nel corso della carriera non sono mancati i momenti difficili. La caduta ai mondiali di Firenze, quella alle Olimpiadi di Rio, fino all’Alpe d’Huez al Tour 2018. «In Brasile c’erano già state alcune cadute in quel punto, c’erano delle foglie a terra e sapevo di dover fare attenzione. Purtroppo sono finito giù, in nazionale non ho mai preso medaglie e quello è l’unico rimpianto che mi rimane in carriera. Al Tour sembrava una caduta banale, ma mi ha dato non poche difficoltà».
E cosa c’è ora nel futuro di Vincenzo Nibali? «Il prossimo anno ci sarà una nuova squadra e io farò parte di questo progetto, anche se siamo ancora in fase di progettazione. Lo sponsor sarà Q36.5. Non farò il direttore sportivo perché è un ruolo che non sento mio. Farò l’ambassador, ma vicino al general manager».














