Mondiali Wollongong 2022 / Van der Poel vola a Sydney sabato sera: «Non siamo come i belgi, non litighiamo»

Van der Poel
Mathieu Van der Poel in una foto al Giro d'Italia (foto: LaPresse)
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Dei grandi favoriti per il Mondiale australiano, Mathieu van der Poel sarà l’ultimo a lasciare l’Europa per volare dall’altra parte del mondo. Sabato 17 infatti l’eclettico olandese sarà al via della Primus Classic, nel cuore delle Fiandre, e poi si imbarcherà per Sydney la sera stessa. «Sarà un lungo viaggio, da Bruxelles a Dubai, e da Dubai a Sydney. Sono poco più di venti ore, venticinque credo. È un viaggio lungo e faticoso, ma fa parte del gioco. Sento di essere più preparato di un anno fa per il Mondiale», ha detto durante la presentazione della squadra di ciclocross del suo team, l’Alpecin Deceuninck. Se Tadej Pogacar ha ottenuto un successo incoraggiante domenica in Canada, battendo Wout Van Aert in uno sprint ristretto, anche il figlio e nipote d’arte ha risposto mercoledì aggiudicandosi in volata il Gp di Vallonia sull’eritreo Biniam Girmay, con il quale aveva duellato anche al Giro d’Italia, e sullo spagnolo Gonzalo Serrano. Un successo importante per il morale e per l’autostima, visto che dopo il Tour c’era un alone di mistero sulla condizione di MVDP.

L’olandese, uscito malconcio dalla Grande Boucle, acciaccato soprattutto nel morale, si era preso un periodo di riposo e poi aveva fatto qualche periodo in altura, dove aveva incrociato fra l’altro Remco Evenepoel che stava preparando la Vuelta e col quale c’è stato un feeling immediato, come ha raccontato il giovane belga. Mathieu era rientrato il 24 agosto al Druivenkoers Overijse, chiuso al 35° posto. Poi però, nelle ultime due settimane van der Poel ha vinto tutte e tre le corse minori a cui ha preso parte. Ora la Primus Classic, una gara che dal 2011 è una sorta di tributo a Peter Van Petegem. E’ stata finora una stagione altalenante per van der Poel, cominciata con il terzo posto alla Milano-Sanremo, i successi nella Dwars door Vlaanderen e al Giro delle Fiandre, la maglia rosa all’inizio di un Giro spumeggiante e poi un Tour deludente, ma il ct olandese Moerenhout ha grande fiducia in lui e tutto il Mondiale della sua nazionale verterà sul talento di MVDP. Lo stesso Mathieu è convinto di poter giocare un ruolo da protagonista ai Mondiali. «Non ho intenzione di nascondermi. Non so se sono al livello dei favoriti perché non ho più corso davvero contro di loro. Ma ho fatto tutto il possibile per essere all’altezza degli altri. Ho lavorato sodo per fare un buon finale di stagione. Non ho visto le corse degli altri, ho cercato di concentrarmi su me stesso».

Nelle sue precedenti esperienze al Mondiale élite, Mathieu ha chiuso 43° quattro anni fa nello Yorkshire e 8° lo scorso anno a Lovanio. In Australia debutterà poche ore dopo essere atterrato: il 21 infatti è in programma la Staffetta Mista, e lui sarà al via insieme a Daan Hoole, Bauke Mollema, Riejanne Markus, Ellen van Dijk e Annemiek van Vleuten. «Ho promesso perché non mi sembrava male fare uno sforzo mercoledì». Poi, ridendo, ha spiegato com’è andata veramente. «In realtà è stata Annemiek van Vleuten a convincermi. Ma io stesso avevo già anticipato a Koos (il ct olandese Moerenhout, ndr) che poteva piacermi. E’ stato contento, perché così abbiamo risparmiato un uomo». L’importante sarà non soffrire il jet-lag. «Non dormo mai davvero in aereo, ma non è male neanche arrivare stanco. Se supero la giornata, sarò abbastanza stanco per dormire bene la prima notte. Ho esperienza di lunghi viaggi e alle Olimpiadi di Tokyo ho avuto la sensazione di essere ben riposato dopo una settimana».

Sul Mondiale ha avuto dei dubbi. «Il lungo viaggio è sempre un problema, abbiamo pensato anche alle classiche italiane autunnali in alternativa. Uno come Mads Pedersen è al top della forma, eppure non va al Mondiale. L’ho trovato sorprendente». Per la sua schiena, van der Poel continua a lavorare facendo fisioterapia tre o quattro volte a settimana. Sul percorso iridato, Mathieu ha ammesso: «Ho bisogno di vederlo, ma mi hanno detto che si può paragonare all’Amstel in termini di difficoltà e altimetria. Forse è solo un po’ più difficile. Avrò bisogno di una super giornata per competere contro i migliori scalatori. Un Mondiale in Australia è comunque speciale. Ci vorrà un po’ di fortuna, quella iridata è sempre una gara strana». Nessun dubbio sul fatto che sia lui il leader dell’Olanda. «Questo non è mai stato un problema negli ultimi Mondiali. Non se ne parla nemmeno a tavola, siamo molto diversi in questo dal Belgio, non litighiamo». Anche il tempo avrà il suo ruolo, perché potrebbe piovere a Wollongong. «Preferisco l’asciutto, ma non mi preoccupo molto del tempo. È un po’ primavera-inverno lì, quindi dobbiamo aspettare e vedere». Ricorda ancora Harrogate, dove si gelava e piovve tutto il giorno, e una crisi di fame lo mise improvvisamente fuori combattimento in finale. «Ci penso ancora a volte, sì. È stata un’occasione persa, ma con quel freddo è stato uno strano Mondiale. Tuttavia, non hai molte possibilità, quindi ogni possibilità che perdi è una delusione. Non è che mi tenga sveglio, ma ci penso ancora di tanto in tanto».

Rimane da parlare dei favoriti. «Penso a Van Aert, ma quando diventa davvero difficile, Tadej Pogacar c’è sempre, e ha dimostrato in Canada di essere anche in forma. Anche Remco Evenepoel può fare qualcosa, con lui hai sempre una risorsa che può andare lontano. Tuttavia, vedo molti altri favoriti. Pensa a Michael Matthews, che ha corso bene in Canada e si gioca il Mondiale in casa. E Alaphilippe? Questo è un grande punto interrogativo. Se avesse finito la Vuelta sarebbe stato uno dei favoriti, ma ora dobbiamo aspettare e vedere».