Jumbo Visma, accuse durissime dal dottore di Roglic: «Primoz sfruttato dalla squadra, la sua salute conta meno dei risultati»

La Jumbo Visma festeggia la vittoria della cronosquadre (foto: A.S.O./Antonio Bauxali/Photo Gomez Sport/Sprint Cycling)
Tempo di lettura: 2 minuti

Il ciclismo, come tutti gli sport, è schiavo della tirannide dei risultati. È scritto nel destino degli atleti: si corre per un obiettivo e la cultura di squadra, i meccanismi di funzionamento del gruppo, la resistenza alla pressione e la capacità di adattamento anche a situazioni al limite, vanno messe al primo posto. Alla Jumbo-Visma questa tattica la sanno usare fin troppo bene e a pagare a caro prezzo le scelte del team olandese è stato Primoz Roglic. Dalla caduta al Tour non si è mai ripreso al 100% e ora il dottor Mito Bracic esce allo scoperto e rivolge accuse durissime allo squadrone dei “calabroni”. Lo sloveno è stato sfruttato dal team, un team dove la salute dei corridori conta meno dei risultati. La questione si accende, su quibicisport.

Jumbo Visma, le durissime accuse del dottor Mito Bracic: «Primoz Roglic sfruttato dalla squadra, la sua salute conta meno dei risultati»

Queste le parole del dottore di Primoz Roglic, Mito Bracic, fisioterapista e dottore in scienze sportive, a Sporza: «Quel giorno tutto ruotava intorno alla slogatura alla spalla – ha esordito parlando della tappa del pavé – Quella non mi preoccupava. Tuttavia c’erano informazioni nascoste, anche Primoz non me ne aveva parlato durante la corsa, aveva dei problemi con la schiena.  Credo non abbiano detto nulla perché la tattica era che Primoz aiutasse Jonas Vingegaard a battere Tadej Pogacar. Solo alla fine dell’undicesima tappa, quando Vingegaard aveva un grande vantaggio, era chiaro che Primoz avesse fatto il suo lavoro. Ma la storia si è ripetuta di nuovo quando la squadra ha detto che l’infortunio non era nulla, doveva solo prendere una pastiglia. Solo quando Primoz ha fatto una risonanza di sua iniziativa a Montecarlo e mi ha mandato le foto abbiamo capito che l’infortunio non era così piccolo. I dottori dei team a volte dimenticano il giuramento di Ippocrate  e sono prigionieri del capitale. Lavorano per il beneficio del team, non per quello del paziente o dell’atleta, purtroppo»