Quel “no” di Ulissi (impostogli dalla UAE) che pesa sul ciclismo

Ulissi
Diego Ulissi in una foto d'archivio al Giro d'Italia
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Non era mai successo che un azzurro rinunciasse alla maglia azzurra prima ancora di conoscere le convocazioni perché preferisce partecipare ad altre corse. Lo ha fatto Diego Ulissi, un ragazzo che in azzurro ci ha passato una vita e che è dovuto sottostare agli ordini della UAE Team Emirates. Ricordiamo che è stata la formazione mediorientale, guidata in questo caso da Mauro Gianetti, a impedirgli di rispondere alla chiamata di Bennati.
Ma non è il solo. Molte altre squadre hanno fatto all’estero la stessa scelta.

I campionati del mondo in Australia si annunciano con diverse assenze a causa del lungo viaggio e della lunga assenza dalle gare (si parla tra viaggio, ambientamento e gara di un’assenza di dieci, quindici giorni) e delle alte spese che la trasferta comporta.

Diverse sono le Federazioni che riflettono sul da farsi. È la conferma di quanto poco l’UCI consideri le esigenze dei corridori ai quali vengono proposte trasferte transcontinentali come se fossero semplici viaggi. È la conferma di un calendario sin troppo intasato e che impone a squadre e corridori di andare a caccia di punti per evitare penalizzazioni.

È la conferma di una mondializzazione scriteriata che non riesce a proteggere gare (il mondiale!) e atleti con una programmazione che renda più agibile e logico il calendario. Ci aspettavamo dal presidente francese Lappartient una maggiore attenzione a questi temi tecnico-sportivi, invece anche per lui sembra prioritaria la commercializzazione di questo sport e non coglie i segnali di logoramento che arrivano dai corridori, alcuni dei quali hanno esplicitamente accusato il peso di un’attività troppo intensa e logorante.