Quattro vittorie, quattro secondi posti. E in quattordici edizioni disputate ha collezionato un solo ritiro, non andando mai al di là della settima piazza. Nella storia della Parigi-Roubaix (che domenica 17 aprile vivrà la sua edizione numero 119) il più grande di sempre è lui, Roger De Vlaeminck, detto il “Gitano”. Perfino più grande di Tom Boonen, che come lui ha messo in bacheca quattro successi, salendo però sul podio “soltanto” altre tre volte.
Talento formidabile ed eclettico, il belga, classe 1947, è uno dei tre fuoriclasse ad aver vinto tutte le classiche monumento, insieme ad altri due fiamminghi, Eddy Merckx e Rik Van Looy. Aveva finali da velocista vero, cadenze da grande passista, resistenza su ogni terreno, compresi gli sterrati fangosi del ciclocross e le tavole levigate della pista.
Per gran parte della lunga carriera, corse con squadre italiane (soprattutto la Dreher, che poi diventò Brooklin, sempre diretta da Franco Cribiori), diventando una delle maggiori attrazioni del Giro d’Italia (22 vittorie di tappa).
Ai suoi tempi, per vincere al Nord bisognava avere abbondante pelo sullo stomaco ed essere pronti a tutto: risse, congiure, pastette, alleanze occulte. In quella giungla Monsieur Roubaix, come fu chiamato dopo i ripetuti trionfi, si muoveva da re.
Nelle immagini che seguono, rivivono le sue quattro vittorie sulle pietre della Roubaix.
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