Pinot e la lotta con il suo corpo: «Sono curvo e sempre più gobbo. Non ho un grande stile in bici»

Thibaut Pinot in azione fuorisella nella quindicesima tappa del Tour 2019, la Limoux - Foix Prat d'Albis (foto: Yuzuru Sunada)
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A volte nel ciclismo, quando si tira un filo, viene giù un maglione. Ci sono gli atleti con il corpo da cyborg, programmati per le grandi battaglie e quelli come Thibaut Pinot, forti senza ombra di dubbio, ma in eterna lotta con i propri muscoli e i limiti di un fisico che ogni volta che si superano certi parametri, cadono in tilt. Il francese della Groupama-FDJ ha parlato del rapporto complicato con il suo corpo e degli infortuni che ne hanno condizionato purtroppo la carriera.

Pinot, la lotta e il rapporto con il suo corpo: «Ho la cifosi dorsale. Non credo di avere un grande stile in bici»

Su Ouest-France, Pinot cura una rubrica settimanale in questo 2022 e nell’ultima puntata ha affrontato il tema del saper riconoscere i limiti imposti dal fisico, affrontarli e poi magari essere in grado di superarli: «Vado in bicicletta da quando avevo 6 anni. Quando inizi così giovane, il tuo corpo finisce quasi per assumere una forma che abbraccia la bici. In ogni caso si adatta. Mi sento così oggi, a 31 anni. Sono curvo, sempre più gobbo. C’è un termine medico per questo: cifosi dorsale. Non credo di avere un grande stile in bici e in fondo non mi interessa finché mi permette di vincere».

Il francese critica i cosiddetti “corridori-robot“, privi di fantasia e meccanici nelle dinamiche di gara: «Non sono uno di quei corridori-robot che non mostrano nulla. Non posso bluffare o barare. La mia faccia trasmette sempre qualcosa. Sono sempre stato così. Il mio modo di pedalare ti dice immediatamente se sto bene o no, se le cose vanno bene o no, se posso spingere watt o se sono bloccato. È il corpo a decidere».

Sui picchi prestazionali raggiunti in passato, ecco il commento di Pinot: «In una stagione possiamo raggiungere il 100%, ma quante volte? Due o tre volte? Mai più, almeno per quanto mi riguarda. Giorni come il Tourmalet durante il Tour de France 2019, sono due o tre volte l’anno. In quei momenti tutto si allinea: il corpo e la mente “famosa” di cui sarei oggi mi sento totalmente privato».