BS BIGSHOT / Giro d’Italia 1990, Bugno come Merckx: domina la corsa dal primo giorno e “risveglia” il ciclismo italiano (Gallery)

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Dopo un periodo piuttosto lungo di apprendistato e promesse, il 1990 segnò l’esplosione di Gianni Bugno. La sua grande stagione cominciò con il trionfo solitario alla Sanremo e proseguì con una eccellente primavera. La vittoria al Giro del Trentino lo annunciò come sicuro protagonista del Giro d’Italia, ma nessuno poteva immaginare cosa sarebbe accaduto.

Bugno vinse la crono inaugurale a Bari e indossò una maglia rosa che non avrebbe più mollato, fino alla fine. Un’impresa mai riuscita nella storia del Giro. Prima di lui, infatti, solo in tre erano riusciti a conservare il primato in classifica dal primo all’ultimo giorno: Girardengo nel 1919, Binda nel 1927 e Merckx nel 1973. Ma nei primi due casi la maglia rosa non esisteva ancora; mentre nell’edizione 1973 fu assegnata solo a partire dal secondo giorno (nel primo si svolse una cronometro a coppie).

Il Bugno del 1990 diede l’impressione di poter giocare a piacimento con gli avversari. Un po’ per il declino di alcuni grandi del recente passato, molto per un personale stato di grazia psico-fisico. Dominò a cronometro e in montagna, controllò senza problemi la corsa, non ebbe mai flessioni.

La sua clamorosa affermazione, che qui ripercorriamo in 10 grandi immagini, aprì una nuova era per il ciclismo italiano, che dopo l’epoca di Moser e Saronni aveva trovato sporadici giorni di gloria, soprattutto con Argentin. Poche settimane dopo, al Tour, sarà Chiappucci a riportare l’Italia sul podio e gli anni Novanta proseguiranno fra successi ottenuti e sfiorati, fino alla Grande Boucle di Pantani nel 1998.

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