Erica Magnaldi: «L’incidente di mio fratello Mattia? Andremo a fondo per individuare le colpe, una cosa così non deve più succedere»

Erica Magnaldi insieme al fratello Mattia, sfortunato protagonista dell'incidente alla Gran Fondo Alpi Liguri (foto: Instagram/Mattia Magnaldi)
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Ricordate il terribile incidente di domenica scorsa nella Gran Fondo Alpi Liguri quando Mattia Magnaldi è stato travolto insieme ad altri quattro amatori a 150 metri dal traguardo? Ebbene Mattia ieri è stato dimesso dall’ospedale di Pietra Ligure in cui era stato ricoverato e adesso si prepara ad affrontare un lungo iter di visite specialistiche e probabilmente di operazioni. Ne abbiamo parlato con la sorella Erica Magnaldi, ciclista elite che lo scorso sabato, alla vigilia dell’incidente, ha corso il campionato europeo di Trento.

«Mattia non era venuto a vedermi proprio perché il giorno dopo c’era la Gran Fondo – racconta la cuneese, 29 anni –  col senno di poi sarebbe stato meglio se fosse venuto a Trento…».

Erica Magnaldi ha cominciato a correre a 20 anni seguendo le orme del fratello Mattia e dal papà Fulvio, grandi appassionati di ciclismo e di Gran Fondo. Fino a quell’età aveva fatto sci di fondo, poi salendo in bici si era subito trovata a suo agio sulle salite vincendo anche la Maratona delle Dolomiti nel 2017. Una performance che era stata notata dall’ambiente e che le aveva procurato un contratto con la BePink di Walter Zini. Nel 2018, mentre muoveva le prime pedalate nel gruppo delle elite, si è laureata in medicina.

Alla dottoressa, ancor prima che alla sorella, chiediamo quali siano le condizioni di Mattia.

«Bene non sta e stiamo valutando proprio in queste ore quali saranno i prossimi step da affrontare e quali sono realmente le lesioni al ginocchio che è stato il punto più colpito. Di sicuro avrà bisogno di chirurgia, i legamenti sono compromessi, ha davanti una lunga riabilitazione, adesso passerà nelle mani degli ortopedici e io cercherò di stargli vicino il più possibile».

Eri già tornata a casa quando hai saputo dell’incidente?

«Ero rientrata da mezz’ora, il tempo di poggiare la valigia ed ero già in macchina verso Pietra Ligure».

Mattia ha detto che quando ha aperto gli occhi tu eri lì…

«Sì, mi sono precipitata e penso che lui non si aspettava di vedermi lì. Purtroppo il giorno dopo sono dovuta partire perché avevo un impegno per delle pedalate di beneficenza in Francia, nella zona di Marsiglia, con un gruppo di ricercatori che raccolgono fondi per la ricerca sui tumori. Ma ogni minuto libero che avevo lo passavo al telefono con Mattia o con i miei genitori».

In gara c’era anche il tuo papà…

«Sì era dietro e naturalmente non è arrivato al traguardo perché a 50 metri si è trovato tutta la scena con Mattia a terra e l’ambulanza».

Che idea ti sei fatta dell’incidente?

«Era una cosa che non doveva succedere. Nel regolamento è scritto chiaramente: gli ultimi 200 metri dovrebbero essere transennati, una macchina non può entrare sul tracciato».

Tuo fratello era lanciato in volata…

«Esatto e in quel momento l’ultima cosa che ti aspetti è una macchina che vada ad impattare con il gruppo. E’ un qualcosa che non può e non deve succedere. C’è stata una grave mancanza che poteva avere conseguenze molto più gravi».

Si parla tanto di sicurezza in bici…

«Ma qui il problema è stato diverso. Una cosa è quando si esce in allenamento e la responsabilità è anche nostra perché siamo noi per primi che dobbiamo rispettare le regole. In questo caso ci sono colpe precise che vanno individuate. Stiamo valutando cosa fare con i nostri legami perché ripeto un incidente così non deve più capitare».

Leggi qui l’intervista a Mattia Magnaldi