
Classe e signorilità: due qualità incarnate alla perfezione da Silvio Martinello che, oltre ad essere stato corridore di gran caratura, si è dimostrato nel corso degli anni profondo conoscitore e attento studioso di una disciplina affascinante quanto complessa quale il ciclismo è, costantemente in evoluzione e sempre pronta a offrire nuove chiavi di lettura a chi ha il piacere di coglierle. Con lui analizziamo i favoriti della cronometro dei campionati europei di questo pomeriggio, tenendo conto di possibili sorprese e insidie planimetriche.
Martinello chi può preoccupare Filippo Ganna oggi?
«Nessuno, Filippo è in grandissima condizione e il cliente più scomodo in questa prova contro il tempo dei campionati europei è lui stesso. Ha dimostrato solidità, lucidità e una condizione che nei momenti principali si è sempre fatta trovare all’altezza».
Crono veloce e poco tecnica di 22 km: quali le possibili sorprese?
«Il parterre è eccellente, i corridori in grado di fare bene non mancano e bisognerà comunque stare molto attenti. Da tenere particolarmente d’occhio c’è lo svizzero Stefan Bissegger, che su un tracciato così veloce in cui è richiesto spingere con la massima intensità da subito, potrebbe rivelarsi un cliente decisamente scomodo per la vittoria».
Oltre Bissegger chi altro vede bene su un tracciato simile?
«Potrebbero fare molto bene Kasper Asgreen, Rémi Cavagna e Remco Evenepoel, tutti e tre alfieri della Deceuninck-Quick Step. Credo possano essere tra i più accreditati per un posto sul podio. Sono corridori che nelle prove contro il tempo sanno fare la differenza e, qualora dovessero avere il giusto colpo di pedale, potrebbero ritagliarsi un ruolo da protagonisti».
Crede che Tadej Pogacar possa essere tra i papabili per la conquista di una medaglia?
«Assolutamente no. Pogacar è un ottimo cronoman e può fare bene di sicuro, puntando a un piazzamento tra i primi cinque. Ma su un tracciato così tecnico e adatto agli specialisti privo di difficoltà altimetriche, non penso possa essere uno dei candidati al podio».
Torniamo all’Italia: come vede Edoardo Affini?
«Edoardo è un gran bel talento, da sempre specialista delle prove contro il tempo. Nelle ultime due stagioni è cresciuto ulteriormente, può puntare tranquillamente al podio. L’Italia può piazzare due uomini tra i primi tre: sia Affini che Ganna sono molto eclettici, vanno bene su ogni tipo di percorso. Entrambi sono in grado di spingere per ampi tratti il lungo rapporto e tenere una frequenza di pedalata molto intensa. Dobbiamo riporre massima fiducia in questi due giovani ragazzi perché possono regalarci risultati importanti».
Il percorso è molto agevole, nessuna difficoltà altimetrica. Possibili punti ostici?
«Sì, è un percorso piatto come un tavolo da biliardo ma non è da sottovalutare. Ci sono curve insidiose a cui bisognerà prestare la massima attenzione, tenendo conto che la distanza è di appena 22 km. Su un tracciato così breve e veloce sarà fondamentale la guidabilità del mezzo e fare un sopralluogo estremamente attento per evitare errori. Non bisognerà sottovalutare nulla, compreso il riscaldamento che in una distanza così gioca un ruolo importantissimo: bisognerà fare un riscaldamento elevato, per essere brillanti e pronti a tenere ritmi decisi da subito. La chiave di una vittoria non sta solo nella forza ma anche nella cura dei dettagli e i corridori non devono mai dimenticarlo».













