Petrucci: «Dal Valle d’Aosta la consapevolezza di poter lottare con i migliori. Ma è solo un punto di partenza»

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Mattia Petrucci della Colpack-Ballan all'arrivo della seconda tappa del Giro della Valle d'Aosta (foto: Rodella)
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Il Giro della Valle d’Aosta è, come tutti sanno, uno degli appuntamenti più importanti dell’intera stagione Under 23, al pari del Giro d’Italia e del Tour de l’Avenir. Mattia Petrucci lo sapeva bene e per questo si era preparato a modo per arrivare pronto al grande appuntamento.

Riuscire ad arrivare davanti a nomi come Vandenabeele, Hellemose, Mulubrhan e Johannessen in una corsa così impegnativa rende bene l’idea di quanto fatto dal corridore della Colpack-Ballan. Un terzo posto che lo rilancia nuovamente tra i giovani più interessanti del movimento Under 23…

Mattia, raccontaci il tuo Valle d’Aosta…

«E’ la seconda volta che corro il Valle d’Aosta e vi posso assicurare che quest’anno è stato molto più duro. Siamo passati da cinque tappe più la cronometro per un totale di 15.000 metri di dislivello a solo tre giorni ma con 11.000 metri. Tutto più concentrato e combattuto».

Tu però ne sei uscito benissimo…

«Si, sono davvero felice di quanto fatto. Nella prima tappa ho sofferto un po’ il caldo quindi non riuscito a tenere il ritmo dei migliori. Il giorno successivo invece stavo davvero bene, uno dei miei migliori giorni in bicicletta. Peccato che mi è sfuggita la vittoria».

Alla partenza il capitano della squadra designato era Verre?

«No. Siamo partiti senza l’idea di un capitano. Io tornavo da venti giorni a Livigno quindi la condizione era dubbia, Verre dopo il Giro ha dovuto recuperare e poi c’era Martinelli. Ovviamente dopo la prima tappa ci siamo affidati tutti ad Alessandro (Verre ndr.) perché l’aveva vinta in maniera spettacolare…»

Poi i piani sono cambiati in corsa?

«Si. Alcuni uomini erano designati per stare con lui ma è andato in difficoltà abbastanza presto. Io ero già davanti a fare corsa all’attacco».

Cosa cambia ora dopo questo terzo posto in classifica generale?

«Beh sicuramente ho più consapevolezza nei miei mezzi, so di poter lottare con i migliori quando la strada comincia a salire. Poi mi apre diverse porte perché il Giro della Valle d’Aosta è un bel trampolino di lancio. Ovviamente è solo un punto di partenza…»

All’Avenir ci hai pensato?

«Io si. Il ct Amadori non lo so. L’Avenir è la corsa che tutti gli Under 23 sognano. Si disputa con la maglia della nazionale e ci sono tutti i migliori al via. La mia paura è che sia un po’ troppo tardi per essere convocato e che la squadra sia stata già fatta. Poi dovrebbero esserci già Verre e Baroncini dei nostri, difficile che venga inserito anche un altro della Colpack-Ballan. Sperare però non costa nulla…»

Senza Avenir quali saranno i tuoi prossimi obiettivi?

«Direi Poggiana e Capodarco: due corse importanti in cui sarà importante farsi vedere davanti per confermare le buone sensazioni del Valle d’Aosta».