Tra la prima settimana del Tour e la terza, Giada Borgato ha lasciato gli studi di Milano dove commentava la corsa francese ed è entrata nella carovana del Giro Donne. Il tempo di tirare il fiato nel giorno di riposo del Tour ed eccola pronta a ritornare a Milano per seguire la fase conclusiva della corsa della maglia gialla. Ma prima le chiediamo un bilancio di questo Giro Donne.
Giada, cominciamo dalla dominatrice Anna Van der Breggen…
«La Van der Breggen è uno scalino superiore a tutte le altre. Se avesse corso da sola il risultato sarebbe stato lo stesso. Lei è di un altro pianeta, un’altra categoria, basti pensare che nella cronoscalata di Cascata del Toce ha mandato fuori tempo massimo 12 ragazze. Praticamente il Giro lo ha vinto nella seconda tappa, a Prato Nevoso. Poi si è limitata a controllare. Ha fatto vincere la compagna di squadra Moolman sul Matajur, nell’ultimo giorno è entrata nel gruppetto che si è giocato la tappa, ma era chiaro che non avrebbe fatto la volata».

E’ incredibile che abbia deciso di ritirarsi a fine stagione essendo ancora così vincente…
«E’ una ragazza molto tranquilla e mi sembra anche molto appagata della sua carriera avendo già vinto tutto, compreso mondiali e Olimpiadi. Sappiamo che vuole dedicarsi alla famiglia. Però quando ha annunciato il ritiro non si parlava ancora del Tour de France donne, magari potrebbe ripensarci per vincere anche quello…».
Passiamo alle nostre atlete, a cominciare dalle quattro che andranno a Tokyo. I fari erano puntati tutti su Elisa Longo Borghini…
«Elisa ha sempre una giornata no in una corsa a tappe, il problema è che l’ha avuto subito, il secondo giorno, a Prato Nevoso che tra l’altro è una salita molto lunga e dunque non adatta a lei. Poi al Giro soffre molto anche la pressione e le aspettative che inevitabilmente ci sono. Uscita di classifica, ha impostato il Giro in modo diverso: è andata in fuga con la Vos, ha tenuto sul Matajur con una scalatrice pura come Ashleigh Moolman. Questa maggiore libertà secondo me le ha fatto risparmiare energie mentali importanti».

Si è vista invece una Marta Cavalli in gran spolvero: sesta e prima delle italiane.
«Marta va proprio forte. E poi va detto che nella cronosquadre del primo giorno ha perso quattro minuti perché ha forato. Dopo ha fatto un recupero pazzesco rimanendo in salita con le migliori e se non avesse avuto quel problema avrebbe potuto giocarsi il podio. La sua crescita negli anni è stata lineare: è una ragazza molto professionale, ha le idee chiare ed è supportata da un grande fisico. Alla Valcar è cresciuta bene, poi quando si è sentita di fare il passo, è andata alla Fdj che è una realtà più piccola rispetto ad altri squadroni, dove lei ha però più spazio».
A proposito di prove convincenti al Giro, apriamo una parentesi per commentare la sorpresa della corsa rosa: Gaia Realini, 20 anni, undicesima in classifica al debutto.
«Ha avuta una grinta impressionante. Per lei che è una scalatrice, questo Giro è stato perfetto, ma è riuscita a tenere alla grande anche nelle tappe di pianura dove avrà fatto tantissima fatica. Insomma ha un bel carattere e se in futuro faranno percorsi impegnativi come quello di quest’anno, la vedremo ancora davanti».
Torniamo alle azzurre di Tokyo. Soraya Paladin si è vista poco, ma il suo posto in nazionale non è mai stato in discussione.
«In effetti si è vista poco ma sta bene, è molto forte. D’altronde non ti aspetti che Soraya sia protagonista a Prato Nevoso o sul Matajur. E’ una ciclista da classiche e in questo Giro si sono viste pochissime fughe, per il controllo stretto degli squadroni che volevano portare le velociste allo sprint».
Chi invece ha cercato di farsi vedere è stata Marta Bastianelli che alla vigilia del Giro Donne ha avuto la notizia di essere stata scelta dal Ct Salvoldi per Tokyo. Grande delusione invece per Tatiana Guderzo che puntava alla quinta Olimpiade.
«Per Dino è stata una scelta difficilissima. Sia la Bastianelli che la Guderzo si sono viste poco quest’anno, però Tatiana è una che si fa sempre trovare pronta quando c’è la nazionale e lo ha dimostrato anche al Giro andando bene in salita. Marta invece ha in più lo spunto veloce e se la condizione cresce è una che tiene bene sui percorsi misti e può essere importante se la corsa si mette in un certo modo».
Cosa pensi della nostra nazionale per Tokyo: le olandesi si possono battere?
«Le olandesi sono sicuramente tutte delle fuoriclasse ma proprio per questo metterle d’accordo non è poi così facile e di solito tra loro vince quella che attacca prima. L’Italia ha un gruppo più amalgamato e unito: dopo l’Olanda la nazionale più forte è la nostra»













