Ciuccarelli, chi sei? «Uno scalatore puro che s’ispira a Van der Poel e sogna di vincere il Giro e il Tour»

Ciuccarelli
Riccardo Ciuccarelli vince l'ottava tappa ad Andalo del Giro d'Italia U23 (foto: IsolaPress)
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Qual è la differenza tra un corridore giovane e uno esperto? Quello giovane crede d’essere l’unico ad avere mal di gambe, quello esperto invece mantiene quel tanto di lucidità che basta per capire che le gambe fanno male a lui come agli altri. Andando verso Andalo, sede d’arrivo dell’ottava tappa del Giro d’Italia Under 23, Riccardo Ciuccarelli ha capito proprio questo, forse diventando definitivamente adulto, esperto, scafato. Le gambe gli facevano talmente male che pensava di staccarsi da un secondo all’altro. «Come va?», andava a chiedere di tanto in tanto a Michael Belleri, il compagno di squadra che era entrato con lui in fuga per supportarlo. Lo chiedeva a lui, ignorando (o forse no) che lo stava chiedendo a se stesso.

In quella fuga Ciuccarelli non doveva nemmeno esserci. Prima di tutto avrebbe dovuto essere in classifica, ma una brutta caduta nella prima tappa glielo aveva impedito. «Ero avvilito, venti giorni di ritiro al Sestriere andati in fumo dopo appena qualche ora di gara. Qualcuno mi ha centrato, io so soltanto che mi sono ritrovato in un fosso senza riuscire a respirare.

«Poi è arrivato Marco Milesi, il mio direttore sportivo, provava a farmi rialzare e stirare, ma sentivo delle fitte a costato e addome che mi facevano quasi piangere. Il gruppo era sparito, io da solo con l’ambulanza, Milesi che mi guardava come a dire: adesso questo si ritira, adesso il dottore non me lo fa ripartire. E invece sono arrivato al traguardo. Ultimo, ma sono arrivato. Mi faceva male un polmone, siamo andati all’ospedale ma c’era troppa fila. Speriamo non sia niente di grave, ci siamo detti».

Da quel momento in poi, il Giro di Ciuccarelli è diventato prima una corsa al risparmio e alla guarigione, poi una d’attacco per rifarsi in parte di quello che gli era stato tolto. La tappa di Campo Moro era quella più impegnativa, Ciuccarelli voleva vincere lassù ma Ayuso non era d’accordo. Quel giorno fu comunque ottavo. La frazione più adatta sembrava la nona, quella del Nevegal. Di sicuro non l’ottava, visto che Ciuccarelli doveva fare i conti con le energie rimaste e quelle spese il giorno prima verso Campo Moro. «E invece Belleri ha tirato anche per me, permettendomi di restare sempre al coperto fino ad Andalo, e io ho capito che col passare dei chilometri e dei giorni la fatica la sentono anche gli altri, non soltanto io». Anche se alla fine la vittoria, quella sì, la conquista uno soltanto: e ad Andalo è toccato a Riccardo Ciuccarelli, appunto.

E’ sufficiente una vittoria a fare di un corridore un buon corridore? Evidentemente no, se è vero che Ciuccarelli rimarrà un altro anno tra i dilettanti (per lui sarà il quarto) puntando a passare professionista al termine della prossima stagione. «Ho ancora troppi alti e bassi, meglio un corridore che vince poco o nulla ma è affidabile piuttosto che uno dal quale non sai mai cosa aspettarti. Oddio, ad essere sincero io saprei cosa aspettarmi da uno come me: vado forte solo in salita e sogno di vincere il Giro e il Tour, non ci si sbaglia. In volata sono praticamente fermo. Che tra l’altro, ironia della sorte, è la città delle Marche in cui sono nato e vivo».

Riccardo Ciuccarelli vince l’ottava tappa ad Andalo del Giro d’Italia U23 (foto: IsolaPress)

Ma per quanto altalenante, Ciuccarelli un primo salto di qualità l’ha fatto. E non c’è solo la vittoria di tappa al Giro a testimoniarlo: ma anche l’ottavo posto alla Coppa della Pace, ad esempio, e nella classifica generale del Giro di Romagna, anticipato nell’ordine da Ayuso, Double, Romano, Hellemose, Corradini, Verre e Pietrobon, mica degli sprovveduti. «Alla Biesse Arvedi ho trovato l’ambiente giusto, c’è serietà e amicizia, un gruppo di amici e coetanei che va alle corse per vincere. Qui, per dire, andiamo a vedere gli arrivi: c’è serietà, non si lascia niente al caso. Posso solo crescere, fino allo scorso anno non mi seguiva nessuno, adesso invece sì. Perché non si diventa un professionista se si è da soli».

E Ciuccarelli, bontà sua, solo non è. E’ circondato da persone che lo comprendono e lo incitano. La famiglia, gli amici, la fidanzata. «Si chiama Alice, Alice Palazzi, e corre anche lei. La mia famiglia e i miei amici no, ma mi capiscono lo stesso. Grazie alla loro presenza, fare questa vita non mi pesa. Io credo che chi ha la fortuna di avere un sogno non deve sprecarla. Magari non si realizza, ma inseguirlo mi sembra il minimo. Io, per sicurezza, dopo un anno passato ad allenarmi e ad aiutare mio padre col laboratorio odontotecnico, ramo in cui mi sono diplomato, mi sono iscritto a Scienze Motorie. Non vorrei abbandonare il mondo del ciclismo, in un modo o in un altro mi piacerebbe continuare a farne parte». 

Adesso nell’immediato futuro di Riccardo Ciuccarelli ci sono una certezza, ovvero il ritiro a Livigno fino a metà luglio, e una speranza, quella di poter partecipare al Tour de l’Avenir. Più che altro per aiutare il capitano, chiunque sarà. Proprio come ha fatto al Giro nelle prime tappe, quando tornava all’ammiraglia a rifornirsi di borracce per i compagni nell’attesa che il dolore gli passasse e gli tornassero le forze. «Chi mi conosce, capisce come sto da un particolare: se in gruppo mi sente canticchiare, allora vuol dire che mi sento bene oppure che la giornata è tranquilla; altrimenti, se la gamba è mezza vuota, mi innervosisco perché intuisco già che andrà a finire male. Al Giro a volte canticchiavo e a volte no. Ma nel ciclismo, questo l’ho già capito, si canticchia soltanto di tanto in tanto e bisogna anche sapersi accontentare».

Per realizzare d’aver vinto una tappa al Giro, Riccardo Ciuccarelli ha impiegato qualche ora. La notte, da quanto era entusiasta, non ha chiuso occhio. Pensava che da quel natale in cui gli arrivò la prima bicicletta era passato tanto tempo, così come da quella domenica di marzo durante la quale i suoi genitori lo accompagnarono ad iscriversi ad una squadra di loro conoscenza. «Pensavo anche che avevo fatto una bella azione e regalato un po’ di spettacolo. Come Sagan e Van der Poel, che ammiro proprio per questo, che non si accontentano di vincere, anche se vincere è un bell’accontentarsi». Mille altre notti insonni, Riccardo Ciuccarelli.