Oggi Francesco Moser compie 70 anni. Tutti gli appassionati di ciclismo hanno vissuto e goduto le imprese del grande campione trentino che con il suo stile generoso e combattivo ha saputo compiere imprese memorabili ed entusiasmanti. Dalle tre Roubaix alla Sanremo, dal Giro d’Italia al record dell’Ora.
Noi di quibicisport.it festeggiamo la felice ricorrenza con uno straordinario racconto del nostro direttore Sergio Neri che ricorda il campionato del mondo di San Cristobal vissuto al fianco del campione.
Francesco Moser festeggia i suoi settant’anni nel maso meraviglioso nel quale abita tra le botti degli eccellenti vini che produce. Quarantasette anni fa Moser è diventato campione del mondo in Venezuela. Chissà se ricorda tanti particolari di quella splendida avventura della quale siamo stati testimoni. Caro Francesco, rivediamo insieme qualcosa…
Mancano sei chilometri al traguardo. Siamo a San Cristobal, in Venezuela. Il cielo minaccia un temporale equatoriale che in un paio di minuti si trasformerà in un autentico uragano d’acqua. Due uomini sono in fuga, l’italiano Moser e il tedesco Thurau, campione di alta e pericolosa levatura. Si danno i cambi con regolarità.
Alla ruota di Moser c’è la vettura dell’Italia con a bordo Alfredo Martini che freme e tiene d’occhio il campione. Tutto bene. Poi uno brivido di paura.
Moser stacca la mano sinistra dal manubrio e lancia un cenno discreto che Martini interpreta al volo. Anche il meccanico a bordo lo interpreta al volo, tanto è vero che la sua mano ha già afferrato la ruota di ricambio anteriore. Moser ha forato. Ma ancora il tedesco non lo sa.
Senza sgommare, con la massima freddezza, la vettura anticipa i due e si ferma davanti. Si ferma a bordo strada. E Moser risponde con un balzo dalla bici. Il tedesco non capisce. Non vede. Forse pensa solo di poter diventare tra poco campione del mondo. Ma anche Moser lo pensa. E anche Alfredo Martini che se potesse salterebbe lui sulla bici di Moser a spingere sui pedali.
La ruota è montata in un lampo dal meccanico e Moser balza sul sellino con l’agilità di un felino mentre Thurau si alza sui pedali avendo finalmente capito. Ma è tardi. Moser si rilancia con una spinta spaventosa di Martini e poi su tuffa sui pedali dando alla bici scossoni violenti. Riprende il tedesco e il gioco è fatto.
Il cielo tropicale si è abbassato su di noi. Nuvole bianche gonfie d’acqua incominciano a rovesciare torrenti che inondano i campi. C’erano tanti condor a volare quando ancora non pioveva. Adesso il quadro ha cambiato i suoi colori. L’aria è sporca, in pochi minuti è venuto giù un oceano. E al traguardo mancano solo due chilometri. Non piove più: da queste parti succede così.
Tornano a scendere dai vicini picchi delle Ande i condor e l’aria è colma di umidità, fa caldo. E noi ci siamo.
La gente si inebria di fronte allo spettacolo dei due che si battono per una volata mondiale. Mai vista da queste parti roba del genere. Moser non ha problemi, contro Thurau la fa da padrone e diventa campione del mondo.
Martini da una parte porta una testimonianza personale dell’impresa aprendo la mano destra e mostrando i graffi sanguinanti. Quella ruota afferrata col meccanico per montarla al volo e poi quella spinta feroce al campione sono i segni di un’operazione che meritava d’essere vissuta. Moser è campione del mondo. E a anche il tecnico azzurro Alfredo è campione del mondo.













